Fiabe italiane
Italo Calvino non ha bisogno di presentazioni. La prima edizione di queste Fiabe italiane uscì nel 1956 e Calvino stesso ne dice: “Mi pareva che dalla scatola magica che avevo aperto, la perduta logica che governa il mondo delle fiabe si fosse scatenata, ritornando a dominare sulla terra. […] questa non è stata un’allucinazione, […] piuttosto una conferma di qualcosa che già sapevo in partenza, […] quell’unica convinzione mia che mi spingeva al viaggio tra le fiabe; ed è che io credo questo: le fiabe sono vere. Sono, prese tutte insieme , nella loro ripetuta e sempre varia casistica di vicende umane, una spiegazione generale della vita, nata in tempi remoti e serbata nel lento ruminio delle coscienze contadine fino a noi; sono il catalogo dei destini che possono darsi”. Un lavoro, quello dell'autore “scientifico a metà, o se vogliamo per tre quarti e per l'ultimo quarto frutto dell'arbitrio individuale”. Sono le parole di Calvino per spiegare come risolve il dilemma proprio di chiunque si sia apprestato a realizzare raccolte di fiabe: scegliere tra un'opera conforme al modello etno-antropologico delle trascrizioni del racconto orale e una rielaborazione sostanziale dei testi. Calvino sceglie una terza via. Restare conforme ad una sorta di grado zero della fiaba, secondo un criterio di fedeltà flessibile, non matematica, che non stravolga le trascrizioni del racconto orale da cui parte. Racconti, episodi, personaggi, temi e motivi eterogenei compongono anche per il lettore di oggi una fotografia sgranata, ancestrale e moderna, dell'Italia e delle sue peculiarità regionali. Come riesce, lo spiega Calvino stesso: “Tra le varie versioni a mia disposizione, quella m'è parsa anche quella che, messe le radici in un terreno, ne ha tratto più frutto”. Un frutto che il curatore di questa raccolta imprescindibile ha saputo raccogliere e offrirle al lettore, anche bambino. Perché quella che oggi siamo abituati a considerare Letteratura per l'infanzia, soprattutto per quel che concerne la fiaba, nasceva e viveva nella tradizione orale senza avere una destinazione di età, né per temi né per linguaggio (una indispensabile lettura di questo aspetto caratterizzante della fiaba la dobbiamo ad Antonio Faeti, in Guardare le figure. Gli illustratori italiani dei libri per l'infanzia, dove la storia della 'letteratura per l'infanzia' è ripercorsa attraverso le illustrazioni dei figurinai). Calvino 'traduce', parlando ai bambini, affinché anche i più piccoli possano assaporare con la lettura, odori e colori del mosaico delle regioni che fanno il nostro Paese. Bello sarebbe stato vederle illustrate dai 'figurinai' di Faeti.
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