Il tocco di Sir George
Leyla Lenzi
voto

George Shearing nasce nel 1919 in Arthur Street, a Battersea, quartiere povero della zona sud di Londra, ultimo di nove figli, l’unico colpito da una forma di cecità ereditaria di cui nessun altro in famiglia sembra mai avere sofferto. Consapevole che “non esiste il mondo dei ciechi: esiste un mondo di vedenti al quale tutte le persone cieche devono adattarsi”, George si adatta benissimo al mondo della musica. Dotato di grande talento, capace di imparare e ripetere ad orecchio qualsiasi melodia, inizia giovanissimo a lavorare come pianista, prima in un pub, poi in piccole orchestre e locali vari. Si avvicina al jazz e già alla fine degli anni ‘30 incide per la Decca, suona alla radio e si esibisce insieme a grandi musicisti come Leonard Feather e il violinista francese Stephane Grappelli. Dopo la guerra, spinto anche dalla moglie Trixie, decide di tentare l’avventura americana. Fra le mille difficoltà iniziali, nonostante la stima dei grandi personaggi con cui collabora (Ellla Fitzgerald, Sarah Vaughan, solo per citarne un paio), George riesce a dar vita al suo Quintet (una formazione con anche musicisti di colore nell’America razzista degli anni 50-60!) e a inanellare una serie di successi che lo porteranno a diventare uno dei miti del jazz (e non solo), fino addirittura ad essere investito a Buckingham Palace del titolo di Ufficiale dell’Ordine dell’Impero Britannico...
Scritto nel 2004 insieme al musicista-scrittore-critico del jazz Alyn Shipton, Il tocco di Sir George è l’autobiografia spassionata e dettagliata di uno dei grandi musicisti che hanno arricchito il panorama artistico del Novecento. Ripercorrere le tappe della vita di George Shearing, con i suoi incontri e le sue esperienze, significa compiere un viaggio nel tempo attraverso tutto il ventesimo secolo, seguendo le orme di un uomo che decade dopo decade, a dispetto degli enormi cambiamenti (dalle innovazioni tecnologiche alle trasformazioni della società civile) ha saputo adeguarsi e rinnovarsi. Un uomo che conscio dei propri mezzi ha saputo superare i limiti del suo handicap, migliorare attraverso lo studio e la pratica il suo grande talento, riuscendo a fare il mestiere che ama e a vivere ogni esperienza con entusiasmo.