Depeche mode

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Depeche mode

1993, Charkiv, Ucraina orientale. Tra i casermoni di stampo sovietico e le rotaie dei vecchi filobus - vecchie carcasse di una forza industriale ormai decaduta - si muovono le vite sbandate di giovani annoiati e senza speranza, che annegano nell’alcool la loro poca voglia di fare parte di un instabile sistema sociale. Vasja Komunist, Sobaka Pavlov, Saša Karburator condividono con il narratore racconti di sbornie, trasporti illegali e pericolosi di vodka al di là del confine, pestaggi disumani da parte di miliziani corrotti, incontri casuali con droga a buon mercato. Ragazzi sbandati, direbbero alcuni, il cui epilogo incerto e disgraziato è rappresentanto da poche soluzioni possibili: soluzioni che potrebbero prevedere l’uso di esplosivo al plastico...
Niente di nuovo (o originale) sul fronte ucraino. Un romanzo di formazione alcolica a più voci incentrato principalmente sul disfacimento di un’intera generazione, che sembra non avere più la capacità di riprendersi e mettere a fuoco, proprio come il giorno dopo una bevuta colossale. Leggendo il romanzo tornano alla mente molti illustri esempi della letteratura dell’area slavistica: l’alienazione del Sanin di Arcybashev (uno dei personaggi più riusciti del Novecento russo con cui è però francamente difficile sostenere un confronto) o l’atmosfera dark e angosciante, con forte odore di alcol a buon prezzo del romanzo di Erofeev Mosca sulla vodka. Come molti paesi usciti dalla morsa della dittatura sovietica, l’Ucraina è sprofondata in una vischiosa palude fatta di disoccupazione, incertezza del futuro e voglia di evasione che tiene imprigionati tutti coloro che non riescono a spiccare il volo (ed emigrare). Molti sono gli scrittori contemporanei che, come Zhadan o Yuri Andrukhovych, raccontano con totale pessimismo e poca fiducia in un governo poco democratico il lato oscuro (e underground) di una nazione dalle mille potenzialità. Avrebbero giovato sicuramente alcune note a pie’ pagina esplicative (non si può dare per scontato che tutti i lettori conoscano il significato del termine “huculi” e le gesta del popolo che porta quel nome; o che Sobaka, il nome di uno dei personaggi, vuol dire “cane” ed è di solito nelle lingue slave presente in molte locuzioni di senso decisamente dispregiativo).