Senza di te
Lei è morta da pochissimo, di una morte improvvisa che ha lasciato tutti impreparati: soprattutto lui, il suo migliore amico. Si erano incontrati molto tempo prima in un'università di Lisbona dove lei insegnava Storia: 25 anni li separavano, lei 28 lui 53, appena reduce da un divorzio fortemente voluto e da un prepensionamento. Non sarà mai amore, piuttosto una forte complicità che li porta a condividere tutto e ad attraversare indenni lotte politiche, sociali, avanzamenti di carriera, innamoramenti e persino le inevitabili fratture dovute alla forza di due caratteri molto diversi. Campanellino (questo è il soprannome che lui le dà sin dal loro primo incontro) è una donna difficile, testarda, idealista e profondamente credente. Lui, al contrario, più maturo, sufficientemente pragmatico per non confidare nella ragionevolezza di alcun Dio, cerca di insegnarle la misura. Quella che all'inizio si configura come una passione senza sesso ma fatta di enormi tenerezze diventa poi un motivo di conflitto per cui l'allontanamento resta l'unica soluzione. Lei guadagna la stima del mondo politico, lotta per le persone più deboli, passa da un uomo all'altro senza trovare la costanza di un sentimento duraturo, lui non sposa molte delle sue cause, forse comincia ad amarla senza nemmeno accorgersene e rimane poi con il rimpianto di averla persa senza essere riuscito ad appianare i loro dissidi. Ma adesso che la morte si è portata via l'unica ragione della sua felicità, lui le continua a parlare e lei lo segue, con altrettante parole anche da quel nuante che la avvolge ormai per sempre...
Ines Pedrosa, classe 1962, esce in Italia con il suo terzo romanzo, dopo aver venduto in patria più di 50.000 copie in poche settimane e essersi guadagnata il titolo di migliore scrittrice portoghese. Un grande successo editoriale che supera e quasi fa dimenticare l'altrettanto buon lavoro fatto con L'istruzione degli amanti pubblicato da noi per Cavallo di Ferro nel 2007. Ci troviamo di fronte a 252 pagine intensissime, 50 capitoli brevi in cui le voci dei due protagonisti si alternano con una puntualità e una cadenza quasi ossessiva. La morte è ovunque: adesso che lei non c'è più, come assenza e mancanza assoluta; prima, quando lei era in vita, per averle rubato i genitori in un grave incidente stradale. Le atmosfere si fanno a tratti pesanti, sebbene lo stile e la grande sensibilità dell'autrice confezionino un gioiello di sentimenti e struggente nostalgia. L'anima da pasionaria che è la caratteristica principale della protagonista, la stessa che la porta a combattere spesso battaglie già perse in mancanza di una buona guerra, è anche il motivo per cui diventa così indispensabile e intollerabile agli occhi del suo amico. Una dicotomia quasi spettrale, un contrasto che da semplice gioco degli inizi li porta a una distanza incolmabile e all'inevitabile distacco. Forse nessuno dei due se lo perdonerà mai: non lo fa lui ora che lei ha smesso di camminare sulla sua stessa terra, e non lo fa lei che dal suo mondo di ombre ormai non conosce consolazione. Orchestrato alla perfezione, scritto con un'assoluta padronanza verbale, il romanzo della Pedrosa non convince però fino in fondo: a tratti si arena, avviluppandosi tra le maglie un po' ripetitive di una trama che obiettivamente risente della staticità della situazione. I personaggi, per quanto affascinanti, non coinvolgono come due amanti né inteneriscono come due veri amici. Il Portogallo, con le sue sfaccettature, la politica, il sociale, è una bella scoperta anche laddove si impara che, nel bene o nel male, tutto il “mondo è paese”, ma non è abbastanza per fare di questo un romanzo di costume. Rimane in ogni caso un buon libro, a cui avremmo dato la lode se fosse stato più breve... e meno irrimediabilmente triste.

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