A dispetto degli dei

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A dispetto degli dei

Non ci si aspetti di incontrare un individuo in carne e ossa o un capo di governo. Protagonista di queste pagine è l’India, un intero stato con il suo popolo, la sua voce profonda, le tradizioni, lo stile di vita. Otto capitoli nei quali vengono frantumate le tipiche concezioni occidentali, che presentano i punti di forza e le presunte debolezze che hanno costituito e costituiscono la Storia di questo stato. L’economia che, benché fiorente, spacca in due il Paese per una squilibrata spartizione. La formazione di partiti, partituncoli e ingerenze locali che mettono a dura prova il sistema politico. Il livello culturale che vede ancora il 35% della popolazione (di cui il 50% donne) analfabeta. Il sistema-lavoro che, a discapito del boom economico ed in particolare dei servizi, ancora non riesce a dare occupazione e assicurare un minimo reddito alla totalità della popolazione. Le tradizioni religiose che rivaleggiano con l’importante capitale intellettuale e le competenze tecnologiche di cui l’India dispone. Le instabili relazioni con il Pakistan e i paesi limitrofi. Un raffronto con le grandi potenze moderne. La preannunciata ascesa dell’India è davvero così scontata?
A dispetto degli dei - come già profila il titolo - o delle credenze popolari, quello che emerge dal saggio di Edward Luce, corrispondente a Nuova Delhi per il Financial Times per cinque anni, è un quadro diverso dai cliché di un’India esclusivamente povera, incapace di sanare i propri fabbisogni interni, ristretta sulle proprie origini e tradizioni. Luce apre una breccia su di un futuro di possibili e effettivi miglioramenti, di progressi culturali e sociali. E perché no, di speranze. Un’India che realmente ha la volontà di crescere, in costante e continua ascesa nonostante la concezione che la dipinge devota alla religione in un’aura metafisica e spirituale di attesa, che la settorializza in caste e la vede succube e sottomessa a burocrazie retrograde. Certo, questo stato di cose esiste e non può essere negato ma nella visione dell’autore rimane in secondo piano, a vantaggio di considerazioni di chi ama e conosce profondamente la storia della terra e del popolo indiano, raccontate con interviste, resoconti di viaggio, aneddoti storici, storie di vita quotidiana, incontri con i grandi che hanno costituito e costruito l’evoluzione del Paese. L’autore nella sua attenta analisi soppesa (ma senza arrischiare) un parallelo con Cina, Giappone e America come auspicio di un futuro di sviluppo per l’India se avrà la capacità e la lungimiranza di investire in attività industriali ad alta intensità di lavoro, oggi ancora assenti, in un contesto di internazionalità al passo coi tempi.