Fin che dura la notte

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Fin che dura la notte

1993. Un giornalista italiano di buon successo, scottato dalla separazione con la moglie Laura e immalinconito da un invincibile mal di vivere, partecipa all'annuale lotteria per la green card, e contro ogni previsione si aggiudica il diritto di trasferirsi negli Stati Uniti. Una volta a New York, l'uomo fa amicizia con una gentile cinquantenne che lavora come hostess di sala nell'albergo in cui risiede. La donna lo segnala al direttore del New York Stars, che è un suo vicino di casa, e così il nostro giornalista newyorchese d'adozione intraprende la sua carriera di critico teatrale free-lance per lo scalcinato ma dignitoso giornale americano. In redazione ci sono personaggi più o meno variopinti, ma il giornalista italiano lega soprattutto con il vecchio volpone Lenny Wowock, che gli dispensa i suoi consigli conditi dalla giusta dose di cinismo. Una brutta bronchite tiene lontano il neo-recensore dalla redazione per qualche giorno, e al suo ritorno l'uomo scopre con sua somma sorpresa che il New York Stars ha chiuso i battenti. Unica traccia, un biglietto di Lenny Wowock che lo invita a seguirlo a New Orleans dove "c'è un amico che potrebbe aiutarli". Il giornalista italiano prende armi e bagagli e si trasferisce a New Orleans, ma di Wowock nessuna traccia. Finché un nuovo messaggio non lo indirizza ad un paesino nei dintorni: là un uomo lo contatta e lo porta in una casa isolata, dove con orrore l'italiano scopre il cadavere di Lenny Wowock. Appena il tempo di riprendersi dalla sorpresa, che lo sconosciuto fa fuoco anche sul protagonista...

Una storia intricata a metà tra noir e diario di viaggio: ecco la cifra stilistica scelta da Maurizio Zuffi, veterano delle redazioni giornalistiche italiane. Un'America lontana dai cliché, ricca di parentesi, chiaroscuri, punti di domanda rappresenta del resto lo sfondo perfetto per una storia così, decisamente originale nella sua lontananza dagli stilemi della narrativa di genere eppure così piacevolmente familiare per i lettori più avvezzi. Con il suo stile semplice e lineare, Zuffi avanza capitolo dopo capitolo, colpo di scena dopo colpo di scena, verso il cuore nero della provincia statunitense. E quando si arriva a destinazione, sembra di essere partiti da pochi minuti. Buon segno.