L'ultima notte
26 marzo 1945. Il 2° Battaglione Carri, 9° Brigata della Guardia dell'Armata Rossa sta per sferrare l'attacco decisivo a un castello appartenente alla famiglia von Shauber Nergely, finanziatori della prima ora del nazismo. Il comando viene tolto di mano al maggiore Vasilij e assunto dall'enigmatico Compagno Ashirov, Squadra operazioni speciali, inviato direttamente da Stalin a caccia di Günther Host, Sturmbannführer, uno dei più feroci aguzzini di Auschwitz e amante della giovane e sadica baronessa Elisabeth, padrona del castello. Il dittatore sovietico non è mosso però da sete di giustizia, ma dalla voglia di mettere le mani su un'arma segreta sperimentata da Host sugli ebrei reclusi nei campi di concentramento: si tratta del cosidetto "alito della morte", un gas mortale inodore e incolore che in 2 minuti può sterminare un esercito. Dopo un breve scontro a fuoco il castello cade nelle mani delle truppe sovietiche, ma Günther ed Elisabeth sono fuggiti, e Ashirov si mette alle loro calcagna, consapevole di non poter fallire la sua missione e affrontare la furia di Stalin...
Ispirato a una delle vicende più sanguinarie e ripugnanti della II Guerra Mondiale, il massacro del castello di Rechnitz (al confine tra Ungheria e Austria, con l'Armata Rossa a pochi km, la notte tra 24 e 25 marzo 1945 più di 150 ebrei morirono trucidati da un gruppo di ufficiali nazisti e dalle loro compagne durante una festa (!!) a base di alcol, danze e sesso data dalla contessa Margit von Thyssen Bornemisza), L'ultima notte è il secondo romanzo di Heinz von Fait - nom de plume di un giornalista italiano della carta stampata. Il sapore è quello dei nazi-exploitation del cinema italiano anni '70 piovuti sugli schermi dopo il maledetto "Salò o le 120 giornate di Sodoma" di Pier Paolo Pasolini, con in più numerose sequenze action. Un inseguimento senza fiato attraverso un'Europa devastata dalle bombe che però non riesce a trasmettere l'adrenalina e l'intensità che sarebbero necessari per far sì che il romanzo sia qualcosa di più che mero entertainment di mestiere.

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