L'Africa umiliata
L’Africa è il continente da cui per quasi cinque secoli milioni di esseri umani sono stati tratti a forza dalle loro origini, dalle tradizioni, snaturalizzati dalla loro storia e trasportati in un continente diverso, ospiti di una terra in cui le prospettive non erano condizioni di vita migliore ma una nuova e più pesante schiavitù. Schiavitù fisica per l’imposizione di lavori faticosi e denigranti, psicologica per la demonizzazione degli africani, la diffamazione delle loro società e per l’innalzamento di innumerevoli muri visibili o invisibili attorno alle loro persone, schiavitù morale con uomini reietti e privati della loro dignità in paesi stranieri con politiche anti-nere e inospitali. Condizioni che si estendono a tutta la popolazione violata nei diritti di immigrati ma maggiormente percepite dalle donne, spesso usate come oggetto sessuale, represse ed emarginate nella loro dignità femminile e dai giovani trattati come criminali ogni qual volta si battono per il loro diritto al lavoro. Una speranza sta nelle mani dei governi, del presidente della Francia Sarkozy ai quali si chiede di costruire una unione mediterranea, trait d’union tra l’Europa e l’Africa…
L’Africa umiliata di Aminata Traoré diventa oggi un libro ancora più attuale da quando la Storia ha voluto porre, per la prima volta, alla conduzione degli Stati Uniti d’America un Presidente di colore che nel suo discorso inaugurale alla Nazione non ha voluto dimenticare le proprie origini africane. Le parole di Barak Obama restano un monito, un riscatto per tutto un popolo sul quale ci trasporta anche l’autrice, ex Ministro della cultura in Mali, ex funzionario del programma dell’Onu per lo sviluppo della Costa d’Avorio. Un libro quasi di denuncia, quello della Traioré, un libro che ha la voglia e la volontà di cambiare l’immagine dell’Africa: un continente che non è solo povertà e guerra, che non è terra fallita. E le stigmate che si porta addosso da secoli non derivano solo dalle sue più remote radici. Occorre guardare oltre, e soffermare l’attenzione sulle passate politiche di colonialismo, sul difficile percorso di liberazione dalle diverse e profonde forme di schiavitù a cui l’Africa per secoli è stata assoggettata. È necessario esaminare a fondo lo sforzo, importante ma spesso infruttuoso, di perseguire lo sviluppo imposto dalle istituzioni economiche internazionali e dalla globalizzazione ma che non corrisponde ai reali bisogni e alle caratteristiche della civiltà africana. È lecita allora una riflessione: è questa la strada del rinnovamento giusta e necessaria per l’Africa se essa va a impoverire la storia della sua gente? Come è possibile pretendere una rivoluzione rapida, innovatrice in un popolo che ha nelle sue vene la lentezza, dove tutte le cose vengono fatte senza fretta, senza ansia? Il popolo africano non conosce i ritmi e gli strumenti della civiltà occidentale che ha fatto di tutto per misurare, accelerare (se possibile) ancora di più e monetizzare quel tempo, che invece in Africa scorre lento e preordinato, poiché diversamente non potrebbe essere capito, ma che costruisce (forse) proprio la forza del suo popolo.

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