Anima-li per modo di dire
Voci, echi, suoni affiorano nuovamente dai recessi profondi della loro sepoltura, prendendo lentamente forma sulla carta e dentro di noi. La natura viene evocata per riportarci, verso dopo verso, là dove è ancora possibile cogliere il segno intangibile della meraviglia: in un rigoglioso giardino della poesia, che torna francescanamente a fiorire nel deserto dell’oggi, prendendo tono dai colori delle piante e ritmo del verso dalla voce degli animali. Una galleria di presenze, colte nel silenzio della sera, sulla soglia di un addio, nell’evocazione di una ricordo. Quando il crepuscolo si riappropria delle forme e l’io sognatore intesse un dialogo silenzioso con gli animali domestici presenti o defunti, assumendo spessore e traccia fisica, materia viva, sussurro intimo, attraverso cui essi sembrano ricordare all’uomo che gioia e dolore sono i due elementi che consentono di riscoprire la vita...
Da sempre i versi di Isabella Cinti Di Paolo, nata ad Ancona nel 1940 e autrice di numerose raccolte poetiche, risultano caratterizzati da un incessante dialogo con la natura, quasi una necessità intrinseca che si rafforza ogni qualvolta la sua mente riesce a volare lontano, alla ricerca della verità. Questo pensavo, in sintesi, quando mi è arrivato “Animali”. Ho aperto il libro e ho rilevato con immediata gioia che anche questa nuova silloge conferma la sua predisposizione ad occuparsi di entità marginali del quotidiano, percependoli come epifanie e come doni, e di occuparsene con l’amore e l’attenzione di una donna a cui preme la cristianità, a cui sta a cuore la vita. Di una donna che ancora conosce il pudore di una comprensione, che evita tanto l’enfasi dell’elocuzione quanto la complessità delle alchimie. Per aderire invece al puro nodo emotivo e alla favolistica innocenza della vita animale. Conducendoci, con rara sensibilità, all’interno di una testualità da cui il canto sgorga con impeto e insieme con naturalezza.

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