Una stella cadente in affitto
Black ha quasi ventisei anni e un lavoro come fotografo di matrimoni e altre cerimonie del genere . Non è un granché, ma il suo capo Bluto è il suo migliore amico, e quando stanno insieme si divertono da matti. Black ha anche due ragazze. Una è Darlin, che è stata sua per un giorno ma da allora gli è rimasta sempre fedele, e l'altra è Fragola, una tipa molto affettuosa che ha conosciuto chattando su internet. Poi c'è Shiva, che Black si scopa spesso e volentieri anche se è un po' grassa e si fa di coca. Ma soprattutto c'è Zero, l'altra faccia di Black, il suo alter ego, che ha giurato di farlo diventare qualcuno, renderlo una leggenda, un mito. Come? Morendo a ventisette anni, ovviamente...
Il libro di Piero Magaletti (che ambisce a essere il primo esponente di una corrente letteraria denominata Urban Lit) è il tentativo di dare voce a una generazione intera, che nel libro viene chiamata generazione Zero, quella dei trentenni perennemente intrappolati da una adolescenza che non sembra avere fine e una maturità che non vuole mai arrivare, anche per colpa di una società oppressiva e livellatrice. In realtà l'autore non fa altro che mettere insieme le avventure del protagonista sotto il disegno dell'unico spunto narrativo presente: riuscire a morire a ventisette anni come Jim Morrison o Kurt Kobain. Gli episodi si susseguono uno dietro l'altro a un ritmo frenetico, ma la storia non avvince mai il lettore. I personaggi con i loro soprannomi sono delle macchiette senza spessore. La trasgressione a tutti i costi di Black è stereotipata, stufa invece che divertire il lettore, che percepisce il tentativo dell'autore di imitare la scrittura e i personaggi di Pazienza, Bukowski, Palahniuk. La scrittura è nervosa e molto veloce, fatta di periodi brevissimi e di un linguaggio crudo e volutamente volgare. Il risultato però è un elenco di frasi a effetto, tra linguaggio post-adolescenziale e poesia di basso livello, con un gusto della ripetizione un po' patetico: “Devi avanzare. Devi farlo. Non puoi arrenderti. Non puoi esitare”, oppure “Non vogliamo vedere. Non vogliamo sapere. Non vogliamo capire. Non vogliamo arrivare. Non abbiamo dèi. Non aspettiamo assoluzioni”. Spesso si ha la sensazione di stare leggendo, piuttosto che un romanzo, un manuale della trasgressione (o della “decadenza”, come viene chiamata nel libro). Una noia mortale.

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