In viaggio con Alberto
La vita di Anna Longhi sembra ricalcare quelle fiabe che iniziano con “C’era una volta, tanto tempo fa…”: è la storia di un (brutto) anatroccolo trasformatosi in (non proprio bello, ma forse un po meno bruttino) cigno o, ancora meglio, è la favola di una cenerentola trasformatasi improvvisamente in principessa. Ma ciò che davvero accomuna le vicende di Anna Longhi, Nannarè per tutti ma soprattutto per Alberto Sordi, è la bontà d’animo che la avvicina a certi personaggi che si incontrano solo in quel tipo di fiabe rigorosamente a lieto fine...
Sottotitolo esplicativo quello del libro in oggetto: “Parole, storie e ricette della buzzicona che incantò il grande Sordi”. Perché un bel giorno, quarant’anni suonati, un passato fatto di instancabile lavoro come camerinista all’interno dello stabilimento cinematografico Rizzoli, Nannarè è apostrofata da Alberto Sordi che la desidera provinare per la parte della moglie in “Le vacanze intelligenti”, segmento del film corale “Dove vai in vacanza”. Da quel momento tra i due è amore incondizionato e platonico. Nannarè diventa partner fissa dei film di Sordi (“Mi trovava un ruolo anche quando non era previsto dal copione), ma anche una sorta di angelo custode, una figura a metà tra l’amica, la collega e l’assistente. E’ divertente e divertita Anna Longhi quando prova, con quel suo accento romanesco che vuole perdere neanche tra le pagine di un libro, a descrivere il suo rapporto con Sordi: passare da attrice a confidente dell’attore, ora nei panni dell’amica, ora in quelli della sua tuttofare, vestirlo e stirargli i vestiti un giorno e quello dopo fargli da spalla comica in un film come “Il tassinaro” non sarebbe stato facile per nessun altro. Una confusione di ruoli che chiunque avrebbe vissuto con perfido arrivismo, ma che per Nannarè non è stata altro che la storia bizzarra di chi è stata scelta, per fortuna e per caso, per fare qualcosa che non avrebbe mai pensato di fare. Mai come in questo libro la struttura e la prosa riflettono il carattere dell’autore: capitoli brevi e divertenti, quadri stilizzati, abbozzati, personalità descritte con poche parole, descrizioni di sensazioni, qui si rifugge il romanzo, ci si allontana da qualsivoglia approfondimento. Nannarè nella sua dolcissima ingenuità può parlare di Jack Lemmon, Philippe Leroy, Claudia Cardinale, Pier Paolo Pasolini, con la levità di un bambino, scrivendo che “Orson Welles era grosso, come Gerard Depardieu” con naturale franchezza e animo puro. Lo stesso animo di cui Albertone pare si fosse invaghito. Di quell’amore inconsueto, amicale, incomprensibile a chi non l’abbia vissuto. In viaggio con Alberto più che un libro, che una biografia, è un susseguirsi di pensieri in totale libertà. Un ciclone divertente, dolceamaro, anarchico quanto basta per passare dai camerini della Rizzoli ai set di pellicole hollywodiane quasi non senza accorgersene, e restare ancora “romana de Roma”.

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