E il cagnolino rise

E il cagnolino rise

Un’ensemble di autori per omaggiare un racconto che non esiste. Un elogio a John Fante e al suo romanzo Chiedi alla polvere, capitolo di successo della saga di Arturo Bandini. In questo libro lo ritroviamo a Los Angeles, scrittore precario che pubblicherà il suo primo racconto per una rivista, chiamandolo proprio Il cagnolino rise, ma non parlando affatto di animali, di cani, di cani che ridono. La trama è sconosciuta, così come per i racconti dell’antologia che non hanno una vera storia, che devono parlare di quasi tutt’altro, che devono orbitare attorno a questa idea, di un racconto ipotetico che aleggia nell’aria, di un cane che ride, che sogghigna, ma che non è il protagonista di nessuna vicenda. Perciò, ci si dibatte tra elucubrazioni sull’impossibilità o sull’incapacità di scrivere un racconto che parli o non parli di cani, tra spezzoni di storie che narrano di anziani che giocano ai soldatini, di funerali senza cerimonia per zie amate, di barboni randagi che si guadagnano un bagno e una scopata in modo particolare, di Parigi, di tutto e di niente…
Il punto di partenza può essere geniale, ma non è niente affatto facile. La strada da percorrere di sicuro è incerta, ricca di tranelli e John Fante non è uno scrittore semplice da ricalcare o rintracciare nelle parole d’altri. Il cagnolino che rise non esiste, il demone della scrittura soffia pericolose parole all’orecchio di chi le pensa o crede di pensarle, perciò accorpare molte anime e molte menti vogliose di provarci a narrare di qualche cosa senza raccontarlo davvero è come camminare su di un filo teso, come gli equilibristi del circo, che sotto hanno la platea in attesa e con il naso all’insù. Alcuni passi sono buoni, altri traballano, ma l’artista guarda avanti, verso l’arrivo e mai in basso. Così certi racconti incespicano, altri ridanno equilibrio e proseguendo di questo passo si arriva alla fine. Sicuro, l’importante è tenere a mente il senso dell’opera di Fante, che Il cagnolino rise è una storia nella storia, un cerchio illeggibile dentro uno leggibile, per cui i racconti dell’antologia vanno letti ed interpretati, ma il concetto viene ribadito molte volte, che poi le scatole cinesi che dovrebbero contenere i noccioli rischiano di non aprirsi e funzionare a dovere.

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