Pio La Torre

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Pio La Torre
30 aprile 1982. Pio La Torre, segretario regionale del Partito Comunista in Sicilia, promotore nel 1980 della legge che avrebbe introdotto il reato di associazione mafiosa (art. 416 bis), viene massacrato in un agguato assieme all’amico e collaboratore Rosario di Salvo. Si spegne così, nella violenza del sangue, la vita di un uomo che si è speso interamente per “debellare il cancro mafioso”, a viso aperto, in spregio a qualsiasi forma di prudente autoconservazione. Nato in una più che modesta famiglia di contadini, nel 1927, studente brillante, precocissimo militante comunista, politico infaticabile e certamente scomodo per la purezza delle battaglie intraprese, la sua vita esemplare è quella di un umanissimo eroe capace di lasciare dietro di sé, oltre la morte, un limpido lascito di coraggio e di speranza...
Non so in quanti conoscano l’uomo “nascosto” dietro l’articolo 416 bis, le vicende della sua vita – la sua morte che sa di immolazione. Non molti, temo: per questo una biografia su Pio La Torre è più che benvenuta. Una biografia (autorizzata dalla famiglia – e infatti sono molti gli aneddoti privati, da lessico famigliare, che arricchiscono questo saggio, permettendo di dipingere l’uomo, oltre che il politico determinato e coraggioso) che di certo vuol essere antidoto alla dimenticanza, rievocazione appassionata – ma senza retorica – di una non comune esistenza. Dalla nascita poverissima alle lotte politiche in Parlamento fino alla tragica conclusione, nel sangue, di una vita spesa nell’impegno e nel rigore: è un saggio, questo, che si legge come un romanzo, un romanzo tragico e spietato ma nel cui cuore, in fondo, vibra una nota di speranza: perché vite esemplari come quelle di Pio La Torre sembrano nobilitare d’emblée quell’intrico caotico, e a volte disperante, di virtù e bassezza (e spesso si ha proprio l’impressione che sia quest’ultima a prevalere) di cui si compone la natura umana.