L'illusionista - La seduzione del Male
E’ un vulcano attivo da sempre, in continua eruzione, il Male, è con noi dalla Genesi: “In senso realistico non può esistere se non in relazione al Bene”. Ripercorso in tutte le sue figurazioni artistiche, letterarie, bibliche, immaginifiche, prosastiche, filosofiche, il Male si incarna nel demonio “l’invisibile che ha una beffarda tendenza a presentarsi come il visibile”. E’ una forza che preme dalla profondità della natura umana e come nebbia sui vetri offusca la vista, “Torna attuale ogni volta che una vecchia cultura si disgrega e una nuova non ha ancora trovato i suoi tratti essenziali”. Il diavolo nei secoli è invisibile e non può morire, “Non occorrono artifici o spauracchi per inorridire, quando si accosta il male. Basta la verità”. Il Male è il dolore, la malattia, l’infelicità universale in tutta la sua ampiezza umana e si pone prima del pensiero, come problema che diventa contenuto della coscienza umana di cui liberarsi per la sua “dimensione incomprensibile e irrazionale”. Il Male in psichiatria ha un’unica condizione, “il malessere”, quell’infelicità che si identifica spesso nel senso di colpa depositato nell’animo infantile. Nella tragedia greca è il destino cui l’uomo non può sfuggire e che subisce sia nell’agire, guidato da una forza cieca, sia nella punizione divina. La guerra escatologica tra Satana e Cristo è presente nell’Apocalisse, nei Vangeli la tentazione di Satana a Gesù e nel Vecchio Testamento a Giobbe. La letteratura descrive la figura di Lucifero fin dal XII secolo: sono storia della cultura del Male l’Inferno di Dante, Urfaust di Goethe, l’Anticristo e Zarathustra di Nietzsche. Nel corso dei secoli le narrazioni imprimono la storia dei popoli e prendono forme diverse, esprimono documenti diversi e realizzano un modo specifico di esistere e di essere: la cultura. Con essa prende corpo l’identità di un popolo. Il diavolo post-moderno è l’interesse contemporaneo al gusto del demoniaco che cancella ogni remora, ogni pudico timore contro “la morale che non solo si ignora ma si combatte come innaturale strumento repressivo della libertà dell’uomo”…
Per secoli, dall’Inquisizione alle ideologie totalitarie, l’uomo è rimasto solo, a percepirsi come solo giudice del bene e del male, creatore della propria storia e della propria civiltà e soprattutto in grado di disporre del diritto sull’altro di vita o di morte. La persecuzione e lo sterminio sono stati il prodotto dell’abbandono di un Valore fuori da sé, lontano dal necessario distacco da sé e dai propri egotici, folgoranti interessi. Il libro è’il ritratto del male colto nei dettagli e nelle curiosità da un linguaggio immediato che ben descrive la figura che lo incarna, non certo priva di frammenti seduttivi, E’ un vademecum sulla dimensione irrazionale dell’agire umano. E’ una lettura veloce che soddisfa un primo interesse alla conoscenza di quel malessere su cui poggia il lato oscuro che tanto opprime e deprime, che tanto tormenta e di cui tanto è pentimento. E’ un viaggio veloce nel male della storia sociale, culturale, politica, filosofica, religiosa dell’uomo. E’ il tentativo di interpretare il male nella figura carnale del demonio, seguendo un percorso circoscritto al perimetro della malattia-infelicità e al dolore ineluttabile come “negazione del proprio essere”. Si naviga intorno alla malvagità sommersa dell’uomo, da sempre trasversale al tempo e allo spazio. Si analizzano abbastanza sinteticamente e comunque si evidenziano i percorsi destinati ad una più attenta e approfondita riflessione sulle dinamiche più subdole e oscure che permeano il tessuto sociale contemporaneo, ferito e frammentato da pulviscoli di valori e di desideri avvelenati. Il libro del sociologo Davide Lava è stilisticamente snello, ricco di passione e di curiosità suggestive che si intrecciano alla spiegazione sobria e puntuale con cui i pontefici Paolo VI e Giovanni Paolo II riconoscono apertis verbis la realtà del demonio.

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