Il piccolo libro rock

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Il piccolo libro rock

Cleveland, Ohio. La Seconda Guerra mondiale è finita da poco. Alcune canzoni blues sembrano prendere una deriva più sfrenata, addirittura ballabile. Il termine rockin’ inizia a comparire nei testi con – neanche tanto velate – allusioni al sesso. Alain Freed, conduttore della trasmissione radiofonica "Moondog rock and roll party", inserisce nel palinsesto alcuni di questi brani. Tra di essi spicca “Rocket 88”, scritta da un giovanissimo Ike Turner. Subito, un'associazione per la pubblica moralità cerca di bloccarlo. Nasce il Rock. Quello delle origini, che prende i volti e le note di Jerry Lee Lewis, Little Richard, Elvis Presley. Già dagli albori, la storia di questo genere musicale è costellata di trasgressioni alla morale comune, riff innovativi e dirompenti, costruzione di figure “mitiche” e palpitazioni varie di pubblico in delirio. Ma è tra gli anni '60 e '70 che il rock diventerà libero amore nella tre giorni di Woodstock, sesso droga (e rock and roll, appunto) in tante band e star idolatrate fino ai giorni nostri come Jimi Hendrix, Janis Joplin, Jim Morrison, solo per citare tre grandi musicisti che in quel periodo persero la vita prematuramente, in circostanze mai del tutto chiarite. E ancora, l'epopea dei Beatles e dei Rolling Stones, l'eterno rinascere di David Bowie in personaggi diversi, l'avvento tempestoso del punk, fino alla "normalizzazione" degli anni '80 con le tastiere onnipresenti, i capelli cotonati e la new wave, per finire al grunge dei 90's, alla disfida Blur-Oasis e alla nascita di mille sottogeneri che del rock son comunque una filiazione diretta...
Il piccolo libro rock di Hervé Bourhis è una lunga carrellata di mini-ritratti a fumetti di band e rockstar, aneddoti, ricordi, copertine di dischi, frasi celebri. Un'operazione a prima vista molto ambiziosa. Appena si apre il bel volume a forma di 45 giri, infatti, viene naturale chiedersi com'è possibile condensare più di cinquant'anni di storia del rock in un libro solo e per di più a fumetti. Eppure il giovane fumettista francese, autore tra l’altro di diverse bandes dessinées molto interessanti (http://bourhis.ouvaton.org/), riesce a mantenere sempre un ritmo di narrazione incalzante, fornendo una raffigurazione dettagliata delle numerose sfaccettature che il rock and roll ha assunto nella sua evoluzione fino ai giorni nostri.  Ed è talmente abile in questa operazione che la lettura diventa progressivamente una caccia al ricordo personale, alla canzone o al gruppo che in qualche modo hanno lasciato una traccia indelebile nelle nostre esistenze.