Nordest

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C'è un gran via vai di merci legali e illegali sulle strade del Nordest. L'inquinamento supera i limiti consentiti, tante aziende chiudono i battenti, ma la locomotiva dell'economia italiana continua la sua marcia verso la ricchezza con a bordo le famiglie che contano. Quelle che dettano legge e sanno fare gli affari, magari delocalizzando la produzione per tener testa all'importazione selvaggia dalla Cina. Giovanna Barovier faceva parte di quella elite, anche se molti non dimenticavano che suo padre era finito in galera per aver dato fuoco alla propria ditta in modo da pagare i debiti di gioco con i soldi dell'assicurazione. Dopo una relazione con il conte Filippo Calchi Renier, nome in vista di quel bel mondo di provincia, Giovanna stava per sposare Francesco Visentin, figlio dell'avvocato più potente della zona. Invece la trovano morta nella vasca da bagno di casa sua, e fin dai primi accertamenti è chiaro che non si tratta di suicidio. Scatta l'inchiesta e salta fuori la verità poco edificante: Giovanna aveva un amante e intendeva confessare tutto a Francesco prima delle nozze per ripulirsi la coscienza. Così lui inizia a far domande, a scavare nella vita segreta della fidanzata. Un po' per non rassegnarsi alla parte dell'ingenuo cornuto, un po' per renderle giustizia. Ma non è solo una torbida storia d'amore quella che si ritrova in mano. È una truffa che ha a che fare con il riciclaggio di rifiuti tossici, in  cui sono coinvolti dei funzionari dell'ASL e alcuni pezzi grossi cittadini...
Massimo Carlotto, scrivendo a quattro mani con Marco Videtta, sfrutta l'impianto del noir per radiografare il nostro sistema socioeconomico. Non c'è da stare allegri per quello che si vede in queste lastre nere di marciume. Pochi potenti arroccati nel proprio feudo, invidiati e riveriti da chi sgomita per riuscire a farsi largo nella loro cerchia e arrivare a leccare le briciole dalle loro mani. Tanti corrotti ad ogni livello. E uno sporco crimine che lega tutti quanti nel medesimo intrallazzo, la distruzione dell'ambiente a scopo di lucro. Per questo reato è stato coniato un neologismo ad hoc: ecomafia. Proprio quella denunciata da Roberto Saviano, e che non è una peculiarità napoletana. Anche in Veneto si sotterrano scorie tossiche, ma solo provvisoriamente per poi spedirle in Meridione col beneplacito della camorra. Cambia l'apparenza dei criminali, al Nord industrialotti e professionisti griffati che si tramandano lo scettro del comando di generazione in generazione vantando pretese di rispettabilità, al Sud boss smargiassi e cafoni, compiaciuti nella propria pacchiana ostentazione che imita malamente quella della peggior specie hollywoodiana. La sostanza però resta la stessa, una sostanza criminale senza ombra di dubbio. Alla fine, ognuno ha la Gomorra che si merita.
 
 

Leggi l'intervista a Massimo Carlotto