Leggere Lolita a Teheran
Il ruolo della donna nelle civiltà islamiche, soprattutto in quelle di stampo fondamentalista, è un argomento che indigna e fa discutere uomini e donne occidentali. Una donna sottomessa, nel corpo e nello spirito, che ha bisogno del permesso degli uomini quasi anche per respirare e che molto spesso, se non fermamente convinta degli insegnamenti ricevuti, quanto meno vi è passivamente rassegnata. E se gli esempi di donne che si sono ribellate (e per questo perseguitate) non mancano, allora come oggi, il libro della Nafisi ci offre un’interessante e nuovo punto di vista. È la testimonianza di un mondo sotterraneo ma tenace, di donne che continuano a esistere nonostante tutto, che, senza gesti eclatanti, nascondono e alimentano la loro dignità anche sotto il peso di umiliazioni, violenze e prevaricazioni. In questo racconto autobiografico, la letteratura e il mondo occidentale non sono una chimera, ma uno specchio attraverso cui queste donne vedono riflessa la loro situazione. Dalla schiavitù di Lolita, così simile al quella della loro terra, dai sogni di Gatsby, dalla caparbietà di Elisabeth Bennet e Catherine Sloper, le allieve di Azar imparano. A non arrendersi e a non piegare la loro vita alle imposizioni, per quanto crudeli esse siano; a coltivare quella che in Iran è ribellione e frutta ad alcune di loro il carcere o violenze coniugali ma che fuori da quei confini altro non è che libertà; a non far spegnere la fantasia di fronte ad una realtà che annulla l’immaginazione schiacciandola sotto la sua brutalità. La Nafisi racconta tutto questo con un entusiasmo che non si è fatto scalfire dalle violenze, che pure ci racconta turbavano i suoi sogni e le sue giornate in quel periodo: trasmette al lettore il suo entusiasmo per i libri di cui parla, tratteggia con uno stile asciutto ma delicato, i caratteri e i lineamenti delle sue allieve, portandone alla luce sia la bellezza interiore che, perché no, anche quella esteriore, ulteriore simbolo di ribellione in un contesto che la vorrebbe mortificata e ad esclusivo uso e consumo del maschio dominatore. Sembra di vederli, gli occhi scuri e intensi di queste donne coraggiose, mentre scorrono le pagine dei libri, mentre si guardano scoprendosi uguali a tutte le altre donne del mondo. È una lettura agevole per la struttura che fa divorare una pagina dopo l’altra (e un libro dopo l’altro di quelli consigliati), nonostante il contenuto intenso e impegnativo. È uno spaccato di una società lontana resa comprensibile e accessibile grazie a un patrimonio culturale condiviso. Un libro consigliatissimo a chi sa che l’Oriente non è poi così lontano e a chi, nella nostra società libera e civile, rischia di essere schiavo di pregiudizi dovuti all’ignoranza.
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