Frank Miller - Matite su Hollywood
XII
Alessandro Busnengo
voto

Una panoramica approfondita sul Frank Miller fumettista e cineasta, che, attraverso un'analisi in parallelo dei vari progetti realizzati dall'autore statunitense nell'arco della sua carriera più che trentennale, svela al lettore i meccanismi alla base del suo lavoro: dai fumetti “classici” come Batman e Devil, genialmente rielaborati negli anni '80 in qualità di autore e disegnatore (che lo hanno rivelato come uno degli autori più interessanti del fumetto mondiale), ai personaggi creati in proprio (Ronin, Elektra), ai progetti cinematografici prodotti da altri ma ispirati, almeno sulla carta, ai suoi lavori ("Daredevil", "Elektra"), fino a quelli più recenti realizzati in collaborazione ("Sin City" con Robert Rodriguez) e ai tentativi di realizzare un film dirigendolo in prima persona ("The Spirit")...
Grazie alle fortunate trasposizioni cinematografiche di alcuni dei suoi fumetti più celebri come Sin City e 300, il nome di Frank Miller è ormai divenuto familiare anche al di fuori della schiera di appassionati di comics. Tuttavia Miller, eccezion fatta per "Sin City", co-firmato insieme a Robert Rodriguez, tutte le volte che è stato coinvolto, più o meno direttamente, nella realizzazione di un film, sì è quasi sempre dichiarato insoddisfatto del risultato finale: è successo per "Robocop" 2 e 3, di cui realizzò la sceneggiatura in seguito tradita dai registi dei film (rispettivamente Irvin Kershner e Fred Dekker), ma anche per le pellicole solo ispirate ai suoi lavori (come "Daredevil" e "300"), spesso manipolati a proprio piacimento dal regista di turno. Queste (dis)avventure hollywoodiane di Miller, oltre alle innovazioni apportate nell'ambito fumettistico, vengono abilmente raccontate da Valentino Sergi in questo agile ma approfondito saggio, nato come sua tesi di laurea e in seguito rielaborato e ampliato dal suo giovane autore in vista della pubblicazione. Solitamente operazioni del genere sono rischiose e l'analisi rimane ad un livello abbastanza elementare, tuttavia questo libro risulta una piacevole eccezione: sia per la facilità di lettura, che tende la mano al lettore meno esperto della materia, sia per il tono colloquiale adottato dall'autore, del tutto privo di quel linguaggio sovrastrutturato che l'introduzione di Massimo Spanu (relatore della tesi originaria) lasciava presagire nelle prime pagine. Non possiamo far altro che augurarci una seconda edizione del saggio che includa anche l'analisi approfondita della prima prova di Miller come regista, ovvero la recente trasposizione cinematografica del capolavoro di Will Eisner The Spirit.

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