Quattro piccole verità per Aurelio Marchi
Le piccole storie di tradimento e adulterio - pane quotidiano di Aurelio Marchi, investigatore privato di un piccolo paese di provincia - possono aspettare quando a chiamare sono questioni di famiglia o vecchie conoscenze. E Marchi non ci mette né uno né due a sfoderare discrezione ed intuito per arrivare a scoprire cosa sta dietro la morte dell’uomo che la notte prima era in compagnia della moglie di un noto avvocato, incontratasi con lui per avere una misteriosa lista con il nome di 26 piante identificate da strani codici. Se poi ad essere coinvolto è il nipote Paolo, scomparso da casa sei mesi prima e accusato di avere ucciso la fidanzata Cristina, tossicodipendente in terapia, con una dose letale di veleno non ci si ferma davanti a nulla per tirarlo fuori dai guai. E, come se non bastasse, ci si mette anche il compagno di università del nipote, Antonio Troilo, finito non si sa come a Montevideo e per il quale ora arriva una richiesta di riscatto dalla Germania. E poi, quel tuffo nel passato, quando a richiedere il suo aiuto è Daniele Capua un ebreo settantenne, che da tempo riceve biglietti anonimi che lo accusano di essere stato responsabile dell’eccidio della Cascina Passini, occorso durante la II Guerra Mondiale, che ora deve ripagare con la sua stessa vita…
L’entroterra marchigiano, Roma, la Sardegna e il Sudamerica: sono queste le ambientazioni che fanno da sfondo alle quattro brevi storie gialle (molto delicate, non adatte agli amanti del puro thriller o degli intrecci rompicapo con forti colpi di scena), il cui protagonista è un investigatore avvezzo a fare luce su misfatti e fatterelli, dove sono tradimenti e adulteri a fare scandalo e a costituire il migliore e più appetitoso pettegolezzo. E lui, di intrecci amorosi, ne sa qualcosa invischiato com’è in una relazione fine a se stessa con la segretaria sposata, gelosa e efficiente tuttofare. Ma ecco a un certo punto la svolta. Come una lente di ingrandimento attraverso cui magnificare le proprie capacità, i fatti di famiglia sono l’occasione per Marchi di svestirsi dell’abito di detective all’acqua di rose, un po’ sfigato, e di avere il suo riscatto oltre i limitati confini di provincia che, alla fine, sta stretta anche a chi – come lui - non ha ambizioni di carriera sfolgorante o di potere. Nasce con questo intento, la scelta di ambientare i racconti in località lontane dal luogo natio, che non è quindi solo paesaggistica o esotica, ma può rappresentare una sorta di “evasione” (seppure di diverso spessore dalla concezione che il termine aveva nella letteratura d’oltralpe), volta tuttavia per Marchi a riconquistare una propria identità come uomo – l’investigatore nel corso di un suo viaggio conosce una donna con la quale intreccerà una breve relazione con tutti i crismi (cene romantiche, corteggiamento, passionalità e quant’altro) – e di professionista serio e capace che gli fa guadagnare punti nella stima e considerazione di collaboratori e parenti. Una lettura scorrevole, piacevole ideale per chi ama prendersi un po’ di relax disimpegnato e scacciapensieri.

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