Cronache dal Cono sud
Tra l’analisi impietosa del tempo presente, che abbraccia la politica, l’economia e l’ecologia, e la riflessione storica ed autobiografica, Luis Sepulveda in questa serie di scritti - alcuni dei quali apparsi su Il Manifesto e La Repubblica tra il 2005 e il 2006 - offre al lettore uno spaccato di quelli che sono stati gli anni bui della Repubblica cilena e manda al galoppo la sua verve critica in un’appassionata e lucida analisi degli eventi della cronaca. Il bersaglio, colpito con la sferzante ironia che ricorda molto quella del grande Eduardo Galeano, è sempre lo stesso: il Generale Augusto Pinochet, altrimenti conosciuto come Ramón Ugarte, pseudonimo con il quale ha venduto, secondo “un cileno yankee” 28 milioni di esemplari dei suoi bestseller in Cile, che però conta una popolazione di 14 milioni (“Che autore di culto! Viva il Cile, cazzo!). Ma non è solo Pinochet l’obiettivo della penna tagliente di Sepulveda, che ha vissuto in prima persona gli orrori della dittatura. In mezzo ci sono i complici: DINA, carabineros, Corte suprema, Stati Uniti. Ma anche Blair; Sarkozy; Patricio Aylwin, primo e discusso Presidente post-dittatura; il capitalismo e la perversione del neoliberismo; i vacanzieri ricchi ed opulenti; la colonia di scimmie di Gibileterra che costano, ciascuna, trenta euro all’anno ai contribuenti britannici, mentre Pinochet costa allo Stato cileno seicento milioni di pesos all’anno. Però, “le scimmie di Gibilterra rubano gelati, sacchetti di patatine, persino qualche portafoglio lasciato incustodito in automobile, ma nessuna ha conti segreti negli Stati Uniti o in paradisi fiscali”. Sepulveda strappa sorrisi, che scappano involontari e complici quando si legge che Bush è “il grande scimunito texano”, “cretino integrale”, la destra cilena è piena di sciocchi “pateticamente ambiziosi come Berlusconi in Italia” e Bono “un triste pagliaccio”. Si prende una boccata di ossigeno quando l’autore si sofferma sul simbolo della rinascita cilena, Michelle Bachelet; colei che l’orrore l’ha visto da vicino avendo frequentato Villa Grimaldi ed essendo la figlia di quel generale, Alberto Bachelet, assassinato perché fendere alla costituzione e non incline a Pinochet. L’ombra del dittatore è lunga tanto quanto le poco più di 100 pagine che compongono il libro dal primo scritto, durante la stesura del quale il Generale era ancora vivo, fino all’ultimo, in cui il Generale era morto “senza pena né gloria, così come ha vissuto i suoi novantuno anni di miserabile vigliacco, a cui si riconoscevano solo tre talenti: tradire, mentire e rubare”.
acquista:

Isabella Rossellini vi consiglia: 



