L'amico di Galileo

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L'amico di Galileo
Roma, anno di grazia 1611. Per Johann Schreck detto Terrentius il corpo umano è un continente misterioso, da esplorare con la guida della ragione (e impugnando un bisturi affilato). Un po’ quello che sono le stelle per Galileo Galilei, frequentatore – con Terrentius e molti altri spiriti liberi – dell’Accademia dei Lincei, uno dei rari posti in cui poter dissentire dai dogmi della Chiesa. Ma scherzare con l’Inquisizione, si sa, è scherzare (letteralmente) col fuoco, il che certo non aiuta calma e concentrazione, fondamentali per ogni studioso che si rispetti. Una possibile soluzione? Riparare in Cina, un luogo in cui alla scienza nessuno mette i bastoni fra le ruote. Per arrivarci, Terrentius non esita a farsi gesuita e a unirsi a una spedizione verso Oriente... Ma siamo proprio sicuri che il Santo Uffizio non abbia qualche sgherro anche da quelle parti?
Se un chimico e sinologo come Isaia Iannaccone decide di farsi romanziere, non potrà che trasferire in campo letterario il suo bagaglio di conoscenze – un “capitale” che sarebbe stato sciupìo non spendere anche in letteratura. Così nasce L’amico di Galileo, un romanzo che riconcilia con nozioni e personaggi su cui più d’uno, da studente, avrà di certo fatto a cazzotti. Soprattutto un romanzo privo di quel vago sentore di polvere che talvolta circola nella pur volenterosa letteratura di genere “made in Italy”. Sarà che l’autore, vivendo tra Bruxelles e Parigi – e per di più avendo esperienza di lontani ed esotici lidi –, s’è per forza di cose liberato dagli allergeni del provincialismo. Sarà per l’originalità del tema e della location, davvero inusuali – e affrontati con stra-cognizione di causa. Come che sia, un’opera prima garbata e riuscita, che sa mostrare senza accademismi il lato avventuroso del sapere.