Il canonico

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Il canonico

Se il paese è piccolo si sa che la gente mormora. Padre Salviano Taveira, fresco di seminario, scopre che a Vilarinho dos Castelhanos, il paese in cui è stato mandato a fare il parroco, le cose non funzionano diversamente. Fin dal suo arrivo nella piccola comunità, infatti, viene letteralmente sommerso di informazioni sulla controversa figura di Francisco Benigno Ochea, un importante canonico vissuto in paese fino alla sua morte, avvenuta qualche anno prima.Il vecchio sacerdote intimo amico dell’illustre prelato, la perpetua, il benevolo borghese, l’attempata nobildonna e altri sembrano gravitare intorno a questa figura, che i vari racconti rendono sempre più contraddittoria e, proprio per questo, ancora più misteriosa. Padre Salviano, subito conquistato, e infine catturato e ossessionato dalla personalità di Ochoa, cerca di rimettere insieme i pezzi di un puzzle dai contorni costantemente cangianti. Ricostruire il vero volto del canonico diventa così un accidentato percorso tra l’odore di santità e tentazioni al sapore di zolfo e ad essere in gioco non è solo la realtà dei fatti, ma anche la stessa formazione spirituale del giovane parroco, il cui candore ed entusiasmo vengono messi a dura prova di fronte alla realtà e alle difficoltà della “vita terrena”...
È un’accurata rappresentazione del Portogallo anni Cinquanta, e principalmente dell’ambiente ecclesiastico, quella che A. M. Pires Cabral, forte anche della sua esperienza di drammaturgo, allestisce per i suoi lettori ne Il canonico. Vengono messi in scena le gerarchie e le invidie tra prelati, lo spirito conservativo di casta e i rapporti difficili con una popolazione che, ancora all’epoca, era sottomessa da rapporti che rasentavano il vero e proprio vassallaggio. Su tutto aleggia la presenza del canonico, più contorta che inquietante, punto d’incontro di queste tradizioni e contraddizioni, vero e proprio protagonista che orienta e gestisce azioni e parole dei suoi comprimari e relega la voce narrante di Padre Salviano a un ruolo piuttosto marginale. Più che un detective, uno scribacchino che annota scrupolosamente le notizie raccolte, senza per altro grandi forzature o reticenze da parte dei suoi informatori, che anzi sembrano braccarlo desiderosi di parlare. Inoltre è un personaggio che contribuisce a ridurre notevolmente la suspence, che pure ci si poteva aspettare di fronte a una torbida premessa come quella di un importante ecclesiastico con gravosi segreti sulle spalle: ben presto infatti la vediamo scemare di fronte alla consapevolezza che ogni tensione è dovuta non tanto alla drammaticità degli eventi, quanto ai conflitti interiori di Padre Salviano e alla natura stessa della verità. Fortunatamente la struttura stilistica del racconto rinfocola un po’ l’interesse del lettore: ogni qual volta un personaggio prende la parola, il passaggio dalla prima persona (padre Salviano) a una terza impersonale, accende un occhio di bue sugli eventi passati, isolando le interessanti vicende del canonico dalla poco entusiasmante ricerca del giovane sacerdote. La bravura e la competenza narrativa di Pires Cabral traspaiono quindi nonostante una storia che sviluppandosi disattende molto le aspettative di chi anela al colpo di scena travolgente; se  volete il dramma e il pathos è meglio guardare altrove, ma se si è alla ricerca di una lettura veloce, piacevole e riflessiva, quella de Il canonico è la porta giusta.