Il destino delle nuvole

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Il destino delle nuvole

Fulvio, un matematico misantropo di mezz’età, trova tra le foto di famiglia una vecchia lettera spedita dal Monastero di Montenero e parte per Livorno per recuperare l’ex-voto inviato dalla madre dopo l’incidente stradale subito a vent’anni da cui si era ripreso senza conseguenze. Il viaggio nel livornese diventa così il pretesto per riflettere sui nodi mai sciolti della sua infanzia, trascorsa nella Casa-scuola di Antignano nel dopoguerra. I genitori infatti l’avevano spedito nel convitto gestito dai religiosi quando aveva appena 9 anni: ufficialmente per garantirgli un’istruzione, in realtà per tenerlo lontano dalle ritorsioni subite dal padre in quanto fascista. Il collegio è stato un luogo di formazione intellettuale e sentimentale che ha segnato per sempre la vita di Fulvio: qui ha conosciuto la giovane maestra Lucia, che conduceva spesso la scolaresca a fare lezione in riva al mare per spiegar loro i concetti della scienza attraverso l’osservazione della natura. Fulvio, segretamente innamorato della maestra, ha così deciso di consacrare la sua vita ai numeri, un mondo razionale e tuttavia ai suoi occhi pervaso da una sorta di tensione mistica verso il mistero del creato. Alla Casa-scuola Fulvio ha stretto amicizia con due ragazzi: Luca, il figlio poliomielitico dell’infermiera Luciana e Thomas, abbandonato dai genitori che voci di corridoio indicavano essere la cuoca del collegio Margherita e un sergente americano. Al Santuario di Montenero Fulvio riesce a sottrarre il quadretto che la madre aveva donato come segno di riconoscenza alla Madonna ma sulla strada di casa è vittima di uno scontro frontale con un’altra auto. Uscito incolume dal secondo incidente dalla sua vita, Fulvio decide di rimettere a posto il quadretto nel Santuario compiendo così un gesto simbolico che sembra voler chiudere i suoi conti aperti con il passato...
Chiave del romanzo sono proprio i continui salti temporali attraverso cui Paolo Codazzi ci guida nelle vicende e nell’anima dei suoi protagonisti. Un esperimento che a volte però appare poco riuscito, proprio per lo stile ridondante e paratattico che appesantisce in più passi la lettura e che rischia di far perdere il filo della storia. Se le digressioni filosofiche e scientifiche si fanno apprezzare per la loro intensità – tutta la poetica del destino e del caos che  domina le azioni umane, l’ondeggiare tra razionalismo e divino, tra libero arbitrio e ineluttabilità del fato - il finale appare però improbabile e soprattutto poco credibile.