Grazie a Dio ho le corna

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uno
Grazie a Dio ho le corna
“Vorrei proprio sapere una cosa: non sarete mica così ingenue da mettere la mano sul fuoco che il vostro partner non vi abbia mai tradito?” Comincia così il saggio-confessione di Rosita Celentano, figlia illustre del predicatore più molleggiato d'Italia e della neo Signora X-Factor, fu “Buonasera dottore”. Un libro a cuore aperto che la Celentano affronta fin dagli albori del suo status di cornuta, raccontandoci il suo curriculum fedifrago a partire dalla genesi, il suo primo fatidico tradimento. Aveva vent'anni e lui - il classico bravo ragazzo della porta accanto, faccia pulita e buone maniere - dopo un anno di intenso rapporto amoroso (fino ad allora peraltro assolutamente casto), un bel pomeriggio pensa bene di sbatterle in faccia la confessione-shock: da mesi la tradisce con chiunque gli capiti a tiro. La ex, l'amica in comune, la perfetta sconosciuta. Per l'innamorata, giovane e idealista Rosita è un colpo al cuore troppo profondo da mandar giù. Scappa così immediatamente a casa e lì si rifugia dal Grande Vecchio, il papà Adriano, il quale - immaginiamo tra le sue fatidiche e proverbiali pause - le dà a sua volta una sonora lezione di vita. Non solo infatti non la consola affatto sull'accaduto - ribadendo che al maschio in fondo con il sesso piace spesso giocare - ma le dice anche che se un uomo arriva a cercarsi un diversivo dalla sua donna, è perché dall'altro lato evidentemente ha trovato qualcuna che da quel punto di vista lo trascura. Un doppio colpo per Rosita. Eppure quella lezione maschile – paterna e di coppia – le serve terribilmente da lezione ed esperienza per il futuro. Non che le corna smettano da quel momento di ramificarsi nella sua vita sentimentale, eh. Al contrario, ma quello schiaffo le ha certamente donato l'esperienza per capire e più spesso perdonare. E non certo per bacchettonaggine, ma proprio come forza e profondo atto d'amore verso se stessa e tutto il genere femminile. “(...) Le vere dure sono quelle che rimangono e combattono con onore e determinazione per capire cosa è loro sfuggito e, se ne vale la pena, per tenersi stretta la 'preda' tanto ambita!”. Un perdono quasi cristiano, insomma. Ma purtroppo la realtà odierna scorre sotto altre ignominiose leggi: profitto, interesse, immagine. Così è davvero dura per i puri d'amore. Siamo dunque condannati al cornificamento eterno? Non è detto...
Opera prima per la quarantaquattrenne primogenita di casa Celentano, già attrice, sceneggiatrice, conduttrice - oggi su RTL 102,5 - ora anche in libreria grazie ai tipi della Salani. Una confessione-fiume coraggiosa, perché affrontata di faccia, di pancia e, verrebbe fin troppo facile da dire, di corna, ma non certo memorabile per ciò che lascia al lettore, nonostante l'ottima premessa del titolo. Sempre troppo a metà strada fra un bignami di sociologia alberoniana e un diario personale a cornuta memoria, finisce per galleggiare stancamente su questi due binari e su alcuni scivolosissimi luoghi comuni - “la donna è anima e istinto; l'uomo è muscoli e pisello” - oltre che su un'ironia esibita, purtroppo, solo a tratti. Sicché alla fine, nonostante l'Italia sia il paese dove un libro non si nega a nessuno – figurarsi, neanche al sottoscritto - nonostante la Celentano dimostri che oltre al cognome c'è di più, nonostante l'apprezzabile coraggio di giocarsi tutto in prima persona, un grande, irrisolto, metafisico interrogativo ci assale: cui prodest? Ai posteri l'ardua sentenza.