Il figlio del cimitero
La splendida favola superdark che ti aspetti da Neil Gaiman, impreziosita dalle matite à la Gene Colan del grande Dave McKean (ne esiste una edizione più light illustrate da Chris Riddell, almeno nella versione originale). Ma ti aspetti meno che il libro si aggiudichi la Newbery Medal 2009, il più ambito riconoscimento dedicato alla Letteratura per l’infanzia che ci sia al mondo. E non perché Il figlio del cimitero non lo meriti, anzi – per inciso, è un romanzo bellissimo – ma perché di solito stragi familiari, violenza, cimiteri e morte non vanno proprio fortissimo in questi ambiti. Non a caso dopo l’annuncio del premio a Gaiman numerosi sono stati gli insegnanti, i bibliotecari e gli addetti ai lavori che hanno mostrato sorpresa e disappunto per la scelta della giuria del Newbery. Chissene: questa metafora gotica della crescita (non sembriamo tutti dei fantasmi abbarbicati al passato che parlano in modo strano e li proteggono dal misterioso mondo esterno ai nostri bambini in fondo?) zeppa di villains meravigliosi (dell’Uomo Indaco e dello Sleer nel tumulo vogliamo parlarne?) ha qualcosa di dickensiano che gli regala la statura del classico ottocentesco. Non ci credete? Ascoltate e guardate in video Neil Gaiman che legge integralmente il romanzo durante il tour promozionale. Non ci credete ancora? Sentite cosa dice Monica Edinger, professoressa della Dalton School di New York: “Ho letto Il figlio del cimitero alla mia classe in una giornata grigia e piovosa. Per ore in classe si sono sentiti solo la storia - e il rumore della pioggia”. Si può dire qualcosa di meglio riguardo a un libro per ragazzi? Noi crediamo di no.
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