Ammazzarsi per sopravvivere

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Ammazzarsi per sopravvivere

Scorrendo un giornale di annunci Iain non trova che conferme sull’inutilità della sua laurea in Lettere - pagata 30.000 $ all’università americana: ma a trent’anni suonati non c’è tempo per scoraggiarsi e cadere in depressione, molto meglio invece arrangiarsi in qualche modo e improvvisarsi factotum pur di sbarcare il lunario. E’ così che Iain si arrabatta come può “precipitando” da un lavoro precario e mal retribuito all’altro: tagliatore di pesce e preparatore di assaggi in un supermercato di New York, autotrasportatore di gasolio su e giù per gli Stati Uniti, imbianchino, potatore, pirata della tv via cavo che esegue allacci abusivi; e poi ancora: cuoco, traslocatore, allestitore di mostre, cablatore; sino all’avventura più estrema e massacrante: confezionatore, smistatore e caricatore di granchi nella gelida ed inospitale Alaska, costretto su bagnarole vecchie centinaia di anni e personale di bordo poco avvezzo a sorrisi e ospitalità…
Ah Iain, come ti capisco! Senza scendere troppo in quella che è la mia storia personale, non posso fare a meno di delineare parallelismi tra la mia vita e quella dell’autore: con una laurea in Lettere e tante buone speranze, anche a me è capitato di ritrovarmi a fare l’imbianchino, il cameriere di sala, lo scaricatore o l’autotrasportatore, del resto “sbarcare il lunario” è un imperativo valido sia qui nella Little Italy come negli immensi e sconfinati States. Ma al di là delle similitudini nei confronti delle esperienze di Levison, questo Ammazzarsi per sopravvivere è un testo che conquista per la leggerezza e la spensieratezza con cui descrive vite ridotte in miseria riuscendo sempre a farci sorridere. A metà tra il romanzo picaresco e le esperienze bukowskiane - non sto nemmeno a dirvi quante volte mi è capitato di pensare a Factotum durante la lettura -  Iain Levison delinea la nuova figura dell’indigente del XXI Secolo: trentenne, laureato, single e un po’ - concedetecelo - disperato.