Transiberiana
Mosca-Pechino attraverso gli Urali, la steppa siberiana, deserti e villaggi fino alla Mongolia. Da lì lungo la Transmongolica fino alla Cina, costeggiando gli antichi confini tra cinesi e mongoli: la grande Muraglia. Da Ulaan Baatar fino alla capitale della Cina. Rientro in volo a Roma via Mosca. Un viaggio intenso “che si potrebbe definire eroico, un momento eccezionale, ineguagliabile per osservare una moltitudine di paesaggi e avvicinarsi a etnie così diverse tra loro”. Marco Morra ed il suo amico Riccardo, presi da un’irrefrenabile voglia di scoperta, decidono di organizzare nei minimi dettagli questo viaggio che li porterà in Siberia, la terra che dorme...
“La partenza rappresenta anche un riscatto, il voler ricordare a me stesso che esiste un’interiorità di cui mi voglio riappropriare”: sotto gli occhi dei due amici, ma soprattutto dallo spettro angolare di Morra, che tiene questa sorta di diario, si srotola un mondo quasi fantastico a cavallo tra la bellezza disarmante dei paesaggi e la sensazione di estraneità dettata dai retaggi non totalmente sopiti di quella che fu l’Unione Sovietica. Volti, storie e storia si mescolano in una sovrapposizione di fotogrammi tenuti assieme dalle riflessioni di Morra e dalla semplicità con cui le poco più di cento pagine scorrono via. Si avverte, sparsa qua e là, la ricerca di quel rapporto umano, tanto forte da superare le difficoltà di comunicazione dovute alle lingue ed alle miriadi di dialetti in cui ci si imbatte spostandosi dalla Russia alla Cina attraverso la Siberia e la Mongolia. Piccoli aneddoti rubati alla quotidianità della convivenza, sul treno, con i casuali compagni di viaggio provenienti da ogni angolo di Asia, si allacciano a frammenti di storia pura per restituire quella sensazione di difficoltà nel penetrare una cultura così diversa, lontana e per certi versi chiusa che cozza prepotentemente con i tentativi delle nuove generazioni di ricreare, in quelle terre fredde e lontane, il mito di un occidente ricco, sfrontato, emancipato. La struttura della narrazione è molto elementare e a volte sconfina nella banalità di considerazioni che somigliano a stantii luoghi comuni. Un viaggio così importante, storicamente e culturalmente complesso avrebbe sicuramente meritato una cronaca più approfondita, uno sguardo più attento, descrizioni più dettagliate. La vastità dei territori lungo i quali si sviluppa il viaggio e le tappe intermedie devono aver suscitato molte più sensazioni di quelle che l’autore ha fermato sulla carta, hanno offerto sicuramente molto più materiale di quello che il lettore si ritrova sotto gli occhi. Alcuni passaggi hanno un certo alone di pedanteria mentre altri sembrano rimanere sospesi come se Morra, nella voglia di registrare le tappe del viaggio, perdendosi in elucubrazioni, non si sia soffermato invece su altri aspetti che avrebbero arricchito sicuramente le sue memorie, lasciando quindi un senso di incompiutezza in chi legge. Transiberiana è corredato da alcune foto scattate da Morra durante il viaggio. Peccato che la versione in bianco e nero faccia perdere molto della qualità degli scatti. I colori e le loro sfumature avrebbero sicuramente reso al lettore un’immagine più vivida dei luoghi visitati.

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