Mentre morivo
L’odissea (il titolo del romanzo non a caso allude a un passo dal capolavoro omerico) della famiglia Bundren è narrata con la tecnica dei monologhi cara a William Faulkner. In ogni capitolo parla una persona diversa ed è difficile abituarsi a questo peculiare stile narrativo, ma dopo un po’ di pagine si coglie il potenziale di introspezione che l’autore americano eredita dal flusso di coscienza joyciano. Faulkner va a scavare infatti nei più profondi meandri della mente umana, costruendo personaggi complessi, dinamiche psicologiche al limite della pazzia e della capziosità. Il tutto è condito poi da innumerevoli simboli biblici e dagli altrettanti rimandi letterari e simbolici: gli sguardi che si intrecciano, la coralità presa in prestito dalla tragedia greca, il fatalismo della protagonista e grande assente Addie, con uno dei più bei monologhi sull’incomunicabilità dei sentimenti (dal sapore wittgeinsteiniano). Anche se supera di poco le 200 pagine, l’opera del premio Nobel americano è così complessa che deve essere riletta molte volte. Un esperienza per lettori ‘duri’, che cresce a poco a poco fino ad arrivare sull’olimpo dei classici.
acquista:

Enrica Bonaccorti vi consiglia: 

