L'Aquila non è Kabul

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L'Aquila non è Kabul

Le scosse erano iniziate da mesi. Facevano paura? Talvolta, quando il pavimento tremava sul serio sotto ai piedi. In fondo, però, ci si era abituati. E poi la Commissione Nazionale Grandi Rischi aveva rassicurato: gli aquilani dormissero pure sonni tranquilli… Una settimana dopo, alle 3.32 del 6 aprile, la città dell’Aquila si sfalda nel buio di un lunedì mattina che nessuno potrà mai dimenticare. Quando le tenebre si dissolvono, lasciano intravedere uno scenario degno di una città in guerra. Come se bombe e granate invisibili fossero piovute dappertutto, trasformando palazzi, chiese, vicoli nei ruderi di una Kabul occidentale assediata e conquistata a tempo di record. Il terremoto trionfante. Il terremoto che non si può prevedere. Il terremoto preso sotto gamba, mentre per mesi ogni giorno la sua voce si faceva sempre più grossa. Un nemico subdolo, certo, e spietato, un killer che però può essere assoldato e inserito nel meccanismo che genera consenso. Un’occasione per nuovi, mirabolanti, miracoli italiani…
Giuseppe Caporale, di professione cronista, del terremoto de l’Aquila non ha mai smesso di occuparsi, fin da quel fatale 6 aprile. Sei mesi dopo che la terra ha tremato, il suo libro (con un’intensa e incisiva appendice fotografica di Chiara Morelli) vuole offrire un controcanto, un racconto alternativo rispetto a quello prevalente sui media, tutto toni ottimistici, se non trionfalistici. Dalla sottovalutazione del rischio sismico ai crolli criminali, dalle visite del premier al trasferimento montano del G8: Caporale fa il punto della situazione, senza stancarsi mai di frugare negli anfratti più sgradevoli delle notizie, e senza dimenticare esempi negativi di un passato prossimo che sarebbe bene non seguire (vedi il “terremotino” del Molise e ciò che ne è derivato). Restano trenta punti interrogativi, quelli di altrettante domande cui il capo della Protezione Civile Bertolaso ha evitato di rispondere. Sicuramente, per gli aquilani, una delle più impellenti è la n. 24: “L’Aquila verrà ricostruita dov’era e com’era?”. L’unica cosa certa è che, sotto i portici del centro storico, nelle fenditure della pavimentazione, hanno iniziato a crescere rachitici ciuffi d’erba. Come in ogni città fantasma che si rispetti.