Le teste
Arriva alla conclusione la saga di Guido Lopez (e l'avventura dell'autore con Mondadori) con questo romanzo che per più di dieci anni è stato un work in progress complesso e non privo di imprevisti (ad esempio la formattazione di un disco fisso che sembrava averlo cancellato per sempre). Giuseppe Genna ama affermare che lo ritiene più vicino a un pamphlet politico che a un noir, e del resto anche in assenza di questo pronunciamento la natura di pretesto del plot poliziesco è qui trasparente: troppe le allusioni, i rimandi, le crepe nella struttura narrativa dalle quali filtrano simboli, meta-significati e meta-significanti. Le stesse pratiche di decapitazione e sgozzamento non sono trucchetti da guitto che l'autore utilizza per ammantare di esotismo il solito tran tran à la CSI, ma materia antropologica, ricordi profondi che affiorano dalla memoria collettiva e tribale, tracce genetiche quasi. Dalla teoria del complotto dei romanzi precedenti si passa in Le teste alla pratica del complotto, alla prassi del quadruplo gioco e del depistaggio: anche se naturalmente la struttura segreta Occidente è (anche) metafora dell'Occidente culturale e sociogeopolitico e della sua gestione della decadenza (lo scontro delle civiltà, do you remember?). Non manca un riferimento autobiografico dove meno te l'aspetti, e cioè nella dinamica di un vecchio caso di omicidio che Lopez è costretto a riaprire: "Avevo 11 anni, i genitori avevano portato me e mia sorella al mare, a Lido Adriano, vicino a Ravenna. Siamo sulla spiaggia, due ragazzi tedeschi stanno uscendo dall’acqua con un sacchetto di plastica trovato sotto le rocce di un moletto. Lo aprono e ne esce una testa di donna. Per anni, tutte le notti ho avuto l’incubo di vedere uscire quella testa dall’acqua del water", ha confessato Genna al Corriere della Sera. Il romanzo è potente, rabbioso, plumbeo: fino al forse meno definitivo di quanto non sembri finale. Due sole osservazioni: il titolo originariamente pensato per il romanzo - Digesto delle teste - era decisamente migliore di questo Le teste (molto più in linea con l'estetica arcaico-granduignolesca che anima il libro, perlomeno), e la copertina del libro è irritante talmente è fuori contesto.
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