Grande Raccordo Anulare
Mario De Quarto, una domenica pomeriggio di dicembre, entrando a casa dei suoi amici nella zona di Settebagni commenta il lungo viaggio fatto per arrivare fin lì. E la sua battuta dà vita, suo malgrado, ad una discussione sociopolitica sul senso dello spazio e la percezione della città. Carlo, assistente di Sociologia, sostiene che “non esiste un dentro e un fuori della metropoli”: queste categorie sono usate dagli astanti, secondo lui, “per paura di accettare il futuro”. Mario invece esce da questa discussione con l'intenzione di “disegnare i limiti della metropoli”. Una scommessa fatta con se stesso contro le teorie del sociologo, dalla quale comincia il suo “viaggio” dentro Roma, per trovarne la forma e descriverne i confini. Nei giorni seguenti inizierà con il recarsi a piazza Venezia, il centro della città. Per osservare lo spazio dall'alto, salirà sulla balconata circolare che gira intorno alla cupola della Basilica di San Pietro - il “cuppolone” per i romani. Poi compirà il periplo del Raccordo, scoprendo i punti in cui i confini della città l'hanno travalicato. Infine percorrerà le grandi strade consolari...
In uno stile a metà strada tra il romanzo ed il saggio, il pellegrinaggio di Mario De Quarto nei quartieri della periferia romana è basato sull'esperienza personale degli spazi. Questo è allo stesso tempo il suo punto di forza e di debolezza. Di forza perché attraverso alcune delle testimonianze raccolte ci dà conto di come il vissuto delle persone influenzi la loro percezione degli spazi e della città e contemporaneamente ci racconta pezzi di storia di alcuni insediamenti urbani: in questo senso va letto l'incontro con il signor Nello Attiani di Giardinetti, esemplare perché racconta i cambiamenti avvenuti dal dopoguerra ad oggi in quella borgata. Viceversa, il punto di vista personale diventa un punto di debolezza quando sfocia nel “privato”, lasciandoci la sensazione che alcuni degli incontri siano casuali e poco significativi da raccontare, quando le valutazioni personali dell'autore non vengono avvalorate da alcuna fonte scientifica, rimanendo un'opinione tra tante, alla stregua di una breve chiacchierata che non ambisce a farsi dibattito. Questa seconda edizione, rispetto a quella del 2005, è aggiornata con le nuove uscite del Raccordo e con una visita ai centri commerciali costruiti di recente. È proprio nel centro commerciale di Porta di Roma che l'autore e protagonista del libro incontra Mauro Federici, portavoce di alcune associazioni di zona che viene intervistato, in quel momento, da una TV privata. Dall'affermazione “ad effetto” di questa persona sul fatto che “il costruttore determina le scelte dell'Amministrazione” nasce una riflessione su questo tema. Mario De Quarto si dice poco convinto, ma non argomenta il suo dissenso. Un incontro casuale come questo avrebbe in ogni caso potuto trasformarsi in una riflessione su questioni urbanistiche rilevanti nella città di Roma. Avrebbe potuto dare al lettore gli strumenti per prenderne parte. Ma il condizionale è - qui più che mai - d'obbligo.

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