Il Vangelo di Nietzsche

Versione adatta alla stampaSend to friendPDF version Share this
voto
Il Vangelo di Nietzsche

Il linguaggio, Nietzsche, la poesia, Venezia, la musica, Mozart, la lettura, la società attuale e quella passata, la crisi dei valori dell’umanità ma anche la fiducia nel futuro. Cinque conversazioni tra Philippe Sollers e Roy Vincent  in cui è possibile avvicinarci al pensiero di Sollers, alla sua filosofia, ma anche e soprattutto all’uomo-Sollers. Chi è secondo lui il nichilista moderno? Un imbecille, o meglio sono "tristi caricature che seguono un diavolo edulcorato e incapace" – dice a un certo punto. Nietzsche è chiaramente il “tema” centrale per l’autore de Il paradiso di Cézanne o Le passioni di Francis Bacon e non solo in queste conversazioni; mentre Venezia è quasi un’ossesione. Sollers ha scritto molto a Venezia, ed è proprio questa città che tutto esteriorizza e contemporaneamente tutto protegge e nasconde intimamente un luogo in cui si fondono perfettamente, secondo l’autore, passato, presente e futuro, ma ancora di più: una quarta dimensione, l’infinito che ingloba tutto. Poi la musica, perché secondo Sollers bisogna saper ascoltare, il che significa non solo ascoltare la melodia, ma sentire ogni strumento che dialoga con gli altri strumenti; isolarli e comprenderli uno ad uno, fino, a percepirne l’insieme. E che cos’è la musica se non Mozart? Egli è genio e artista perché ha saputo creare l’Arte e quindi dare all’Arte stessa un corpo fisico, reale, riuscendo a trasformare l’astratto in forma. Sollers si era già occupato in passato di Mozart con il suo saggio tutto dedicato all’artista in cui scrive: ”Dimmi qual è la tua musica e ti dirò qual è il tuo piacere”. Ci propone poi un altro quesito: come viene consumata, al giorno d’oggi, la poesia? E chi è il poeta moderno? Sollers ne dà una visione attuale e moderna, in cui dice, che la poesia è anche psicogeografica perché deve raggiungere qualcosa, suscitare luoghi, far dire qualcosa che risiede nell’intimo del non detto; bisogna cercare i luoghi, perché i luoghi sono pieni di poesia e desiderano esprimersi. Risulta fondamentale quindi, chiedersi prima di tutto chi è il poeta, per capire poi che cos’è la poesia...
Vincent Roy dirige la collana Styles dell’editore francese Le cherche midi e ci avverte che queste conversazioni non sono nate di volta in volta, all’uscita di un libro di Sollers, ma sono semplicemente un’estensione; un dare voce all’autore di quei libri. Philippe Sollers è lo pseudonimo di Philippe Joyaux, nato a Bordeaux nel 1936: è uno scrittore, saggista e filosofo considerato una delle figure di spicco della cultura francese; ha pubblicato numerosi saggi e romanzi solo alcuni di questi tradotti in Italia. Qui c’è il miglior Sollers: paradossale e ironico, pieno di citazioni tratte dai suoi libri; leggere queste conversazioni fa venir voglia di cercare nelle librerie le sue opere. Un pensiero, il suo, che riesce a creare curiosità e voglia di approfondire. Non potrebbe del resto essere altrimenti per un intellettuale che ha suscitato anche parecchie polemiche nei “luoghi sacri” della cultura e della letteratura francese, ma che è però amato dal grande pubblico. Philippe Sollers risulta essere sempre sopra le righe: un uomo che non sopporta le mode culturali e gli ambienti  letterari chiusi ed esclusivi, un filosofo che sostiene che cultura e filosofia siano entrambe espressione di libertà e in quanto tali dovrebbero essere godibili e comprensibili a tutti e per tutti. Da qualche parte nel libro dice “Il futuro appartiene a chi saprà leggere, fare all’amore e vivere la musica”. Una trinità sicuramente difficile da ignorare.