Temporaneamente Tua

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Temporaneamente Tua

Che ruolo ha il commercio del sesso nella cultura postindustriale? Qual è la relazione tra il mercato contemporaneo del lavoro sessuale, la proliferazione di altre forme di lavoro nei servizi e le più ampie trasformazioni del lavoro nel suo complesso? Che ruolo hanno avuto e hanno le campagne contro la prostituzione attuate in numerose città negli ultimi decenni nel ridisegnare i confini tra le forme lecite e quelle illecite di espressione sessuale? Perché la classica strategia politica e sociale di fornire alternative occupazionali alle prostitute e aumentare l’accesso al mondo del lavoro alle donne in generale non ha fatto diminuire il ‘peso’ del mercato del sesso ma anzi lo ha fatto espandere? Perché gli uomini bianchi di classe media tra i 30 e i 50 anni costituiscono la maggioranza assoluta del mercato del sesso? Quali sono le caratteristiche del nuovo mondo che sta sorgendo nell’Occidente postindustrializzato dove la figura della prostituta come donna ‘disonorata’ e l’antitesi tra sesso privato ‘affettuoso’ e sesso pubblico ‘perverso’ stanno tramontando lasciando il posto al commercio dell’intimità? 
Nato da una tesi di dottorato al Dipartimento di Sociologia di Berkeley, il saggio di Elizabeth Bernstein, Assistant Professor in Sociology and Women’s Studies al Barnard College della Columbia University, si differenzia nettamente dagli altri (pochi) studi sul mondo del sex work finora pubblicati, almeno in Italia. Analisi incomplete, ideologicizzate, scandalistiche o troppo timide del mercato del sesso pensate più per sollecitare il voyeurismo dei lettori che altro. Non è il caso di questo Temporaneamente Tua, che nemmeno nell’apparato iconografico – rassegnatevi, ragazzi – concede nulla al pruriginoso o all’ammiccante (nonostante la copertina ultraglamour possa suggerire altrimenti): si tratta di un libro complesso, di un testo sociologico che sebbene dall’ambito un po’ limitato (la maggior parte delle esperienze analizzate riguarda alcuni quartieri di San Francisco, con una puntata ad Amsterdam) tenta analisi innovative e in un certo senso provocatorie. Analisi che ci inducono a superare il gigantesco fenomeno di rimozione che affligge la nostra società (il mercato del sesso è tra i più fiorenti eppure tutti fanno finta che non esiste o che comunque non li riguarda) e a riflettere meglio sul cosiddetto ‘mestiere più antico del mondo’ (fregnaccia colossale, dato che la prostituzione come la intendiamo noi nasce con la Rivoluzione Industriale e l’avvento delle fabbriche). Non si tratta del solito elenco di figure femminili vittime di uomini cattivi o di violenze per così dire ‘strutturali’ (povertà, razzismo, emigrazione, omofobia, disuguaglianze di genere, tossicodipendenza) - nonostante sia ovvio che violenza, brutalità e sfruttamento siano spesso correlate al mercato del sesso – ma di esperienze di vita e interviste a donne e uomini “sollecitate da nuovi significati soggettivi e sociali attribuiti a una sessualità mediata dal mercato”. Una piccola lezione che in qualche modo può riguardare l’attualità italiana? Negli Usa le politiche di tolleranza zero verso prostitute di strada e clienti sono nate per motivi quasi esclusivamente di riqualificazione urbanistica e di business immobiliare, non certo per motivi etici o di lotta alla criminalità.