Eros

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Alexander von Brucker, industriale tedesco miliardario giunto sulla soglia della morte, ingaggia uno scrittore di talento perché abiti per qualche giorno nel suo castello in Baviera e ricostruisca in un romanzo la storia dell’unico grande amore della sua vita. Un amore ossessivo, nato sotto i bombardamenti dell’estate del ’44, quando Alexander e la sua famiglia si ritrovano a dividere il rifugio con gli abitanti del villaggio. Tra questi anche Sofie, giovane di umili origini, dalla quale Alexander rimane folgorato a prima vista con una sicurezza ineluttabile che non metterà mai in discussione per il resto della sua vita. Sofie dal canto suo prova indifferenza nei confronti di quel ragazzino inquietante, e si risolve a baciarlo solo dietro il pagamento di cinquanta franchi. La grande differenza sociale e la follia di Alexander si impongono così sin dall’inizio come un muro impossibile da abbattere: lo rimarrà anche nel dopoguerra quando il conte - ormai giovane uomo - si dichiara a Sofie e viene rifiutato. Si tratta dell’ultimo contatto autentico tra i due: da quel punto von Bricker agisce nell’ombra, facendola pedinare e in seguito sorvegliare dai suoi uomini, sfruttando il suo potere e il suo denaro per tenerla lontana dai pericoli. Così quando la sua amata diventa una terrorista la aiuta a non essere arrestata e in seguito la fa fuggire dalla Ddr, dove era stata reclusa dai suoi superiori, tanto che Sofie si convince di avere un angelo custode che la protegge dall’alto. In realtà anche nei momenti di maggiore vicinanza fisica, Alexander e Sofie non sono mai veramente insieme. Lei si immerge nella storia e ne subisce i cambiamenti, mentre l’estrema ricchezza costringe Alexander ai bordi della vita vera e lo condanna a rimanere un eterno deus ex machina: lontano, freddo, distaccato. Mentre la narrazione procede la malattia del conto degenera inesorabilmente e con essa crescono i dubbi dello scrittore: von Brucker gli sta raccontando la verità? Dove è finita Sofie e quante menzogne si è inventato il moribondo per trasfigurare la storia di una nevrosi in un’epica vicenda d’amore?
Non lo scopriremo mai perché in fondo, come sostiene il conte, l’importante non è l’oggettività ma la narrazione stessa: è proprio il racconto che riesce a tenerlo in vita fino in fondo e che renderà immortale il suo amore per Sofie, in una sorta di rivisitazione del mito di Sherazade. Con uno stile barocco ma incalzante, Krausser ci guida in un percorso che si immerge negli abissi dell’animo umano e porta alle estreme conseguenze le manie totalizzanti della malattia d’amore. Un viaggio avvincente che si snoda lungo oltre cinquant’anni di storia tedesca, dalla caduta del regime hitleriano al dramma della divisione di Berlino.