Emily la stramba - Giorni perduti
Emily la Stramba sta spopolando da tempo per il copioso merchandising che le ruota intorno e nel 2010 dovrebbe uscire il suo film. Sicuramente questa tredicenne anticonformista, nata dalla matita dei disegnatori Rob Roger e Matt Reed, ha le physique du rôle e il carattere per conquistare i suoi coetanei. Capelli neri con frangetta squadrata, occhi neri, faccetta bianca e imbronciata, gambe e braccia filiformi come la sorella magra di Mercoledì Addams. Veste sempre un abitino smanicato rigorosamente nero, con delle tasche dove ci sta dentro di tutto e non sembrano mai gonfie, anche meglio della borsa da viaggio di Mary Poppins. Le piacciono il buio e i gatti (neri pure loro), si diverte ad avere gli incubi, le stranezze la attirano come una calamita. È indipendente, solitaria, e segue solo le proprie regole, infischiandosene delle mode. Come icona grafica è perfettamente azzeccata, ma in questo romanzo-diario (molto ben rilegato e commentato da abbondanti illustrazioni) le avventure di Emily si stiracchiano senza decollare. L'ironia non manca (trovate come quella della fabbrica di posta inutile, che sommerge gli abitanti di Blackrock di réclame e pubblicità varia, sono caustiche e gustose), ma alla lunga il plot si ingarbuglia e lo stile colloquial-giovanilistico, tutto a punti come una lista della spesa, suona artificioso, studiato a tavolino. Non si tratta, insomma, di un libro per ragazzi e/o "ragazzi nel cuore di qualsiasi età", ma di un prodotto congegnato ad hoc per un pubblico di tredicenni o giù di lì (anche se nulla vieta a chi è più âgé di divertirsi leggendolo). Consigliato a teenager emo-dark, amanti dello pseudo-tenebroso e del sinistro addomesticato. Poco appetitoso per chi è fuori target.
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