Jennifer's body

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Jennifer's body

Che cosa accade in uno degli angoli più remoti della becera provincia americana? A Devil’s Kettle (già il nome non promette niente di buono) la vita sembra scorrere normalmente, se non fosse che l’anonima cittadina nasconde in una scuola superiore una vera e propria forza della natura: Jennifer. Come la tradizione Usa vuole, la donzella in questione è bellissima, tutta curve, capelli scuri e fluenti, occhi magnetici e anima indemoniata. In questo caso non si tratta di un modo di dire perché Jennifer, che in teoria dovrebbe essere semplicemente una cheerleader, è un’assetata di sangue che uccide e divora – con tanto di soddisfazione dei sensi – i ragazzi che incontra sul suo cammino e che affascina con la sua procacità irresistibile. Come è avvenuta la trasformazione? Accanto a Jennifer c’è l’amica Needy (guarda caso il nome evoca quella sensazione di bisogno e dipendenza da una figura più forte), l’adolescente perbene, secchiona, fidanzata e vagamente timida che viene trascinata a un concerto rock. Nel corso della serata l’edificio prende fuoco e Jennifer scompare per qualche ora… quando riemergerà dalle fiamme non sarà più la stessa e gli abitanti – soprattutto gli uomini – di Devil’s Kettle avranno una ragione per cui non dormire la notte…
L'editore Coniglio ha avuto una grandissima idea: pubblicare la riduzione a fumetti firmata da Rick Spears, famosissimo autore di Vancouver,  del film "Il corpo di Jennifer", la cui regia è di quel genio - ammesso che dopo questa prova sia ancora il caso di definirlo tale - di Diablo Cody, creatore di "Juno". Il fumetto è più che un semplice adattamento, e approfondisce le vicende dei protagonisti: il merito è della salvifica (e paradossale, a ben vedere) capacità di esprimere per immagini molto di più rispetto a una pellicola che – a quanto  dicono le critiche, almeno – è deludente e stereotipata, solo l’ennesimo teen horror modaiolo - nonostante la presenza 'scenograficamente appagante' di Megan Fox. Il fumetto, invece, avvalendosi del contributo grafico di artisti eccezionali come Ming Doyle e Alan Robinson (gli artisti coinvolti sono in totale cinque e si dividono equamente i capitoli), diviene una testimonianza non solo narrativa, ma anche e soprattutto artistica proponendo stili e interpretazioni differenti ma egualmente efficaci. Il volume, estremamente curato e accattivante, interamente a colori su carta patinata, troverà facilmente un pubblico di curiosi e appassionati pronto a sbranarlo.