Cantami o DJ...
Angelica Graziano
voto

Cercate di immaginarveli: Petrarca vicino a Daniele Silvestri; Foscolo accanto a Mondo Marcio, Fabri Fibra o agli Articolo 31; Dante, Gozzano, Campana, Manzoni, Leopardi seduti non troppo distanti da Caparezza, Max Pezzali, Elio e le storie tese, De Andrè e Jovanotti. Magari con Roy Paci in sottofondo che suona la tromba. Accostamenti bizzarri, per i quali qualcuno potrebbe gridare al sacrilegio, ma perfettamente plausibili in un libro come quello di Matteo De Benedettis che già dal titolo ci  anticipa  qualcosa, scomodando addirittura Omero…per metterlo in consolle. Nella prima pagina, poi, si palesa lo scopo, chiaro ma in fondo non così semplice: un giovane insegnante appassionato di musica quanto di letteratura ha deciso di fondere questi due interessi per creare una sorta di manuale che insegni ai ragazzi (ma non solo) ad apprezzare la ricchezza e la bellezza della lingua italiana...
Alzi la mano infatti chi a scuola non ha avuto almeno un attimo di smarrimento davanti al concetto di endecasillabo sciolto, alle sillabe sdrucciole o vari tipi di subordinate: complici, le definizioni astruse, gli esempi in italiano aulico e magari il diario su cui, invece di prendere appunti, stiamo scarabocchiando il testo dell’ultimo successo del nostro cantante preferito. E allora perché non rendere utile anche quest’ultima attività, perché non allegerire ossimori, assonanze, metafore, nozioni di metrica, sintassi e persino analisi del periodo, cantandole a squarciagola, divertendosi a riconoscere quelli che altrimenti sarebbero oggetti non identificati,  nelle sigle dei cartoni animati ? E così in ogni capitolo, attraverso vari esempi di testi di canzoni - anche molto recenti - viene affrontato un argomento diverso: illustrato con un linguaggio poco formale ma non per questo semplicistico, è spesso affiancato da richiami, sporadici ma non casuali, alla letteratura alta. Un esperimento fresco e divertente quello di questo insegnante che non ha ancora abbandonato, anche per motivi anagrafici, il mondo dei ragazzi e parla con il loro stesso linguaggio, comunicando in maniera forse più efficace di tante erudite e complesse lezioni. Se proprio gli si vuole trovare una pecca, è quella di aver usato come esempio per gli argomenti più ostici qualche gruppo di troppo proveniente dalla sua zona, la provincia di Reggio Emilia, e magari molto underground, così tanto da essere difficilmente reperibile in caso si volesse ascoltarli. Ciò non toglie che la cosa può essere un pregio per allargare gli orizzonti musicali, mettere in luce ciò che di buono c’è anche negli artisti poco affermati e, magari, dati strumenti e buoni esempi, per creare qualcosa di proprio: un verso, un racconto, una canzone, un rap.