Non sfidarmi

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Non sfidarmi

Gedeone è l’assistente personale di Mister No,  ricchissimo e famoso imprenditore del mondo della moda. La sua condizione di servo e schiavo lo rende vittima di qualsiasi capriccio passi per la testa al suo padrone e una condizione fisica appena decente, la muscolatura flaccida e l'aria mesta non gli permettono di distinguersi e di migliorare la sua posizione lavorativa squallida, il rapporto con le donne, la sua vita in generale. L’apoteosi del servilismo viene raggiunta durante una festa privata, allorché Mirco, un giovane cameriere, non accettando gli insulti di Mister No e dei suoi amici si ribella ai loro capricci. Quando l’imprenditore, urlando e sbraitando, ordina a Gedeone di uccidere il ragazzo, l’assistente obbedisce senza fiatare. L’ordine, che doveva essere solo l’ennesima provocazione e un vuoto sfoggio di autorità, viene eseguito tra la meraviglia e lo sgomento di tutti - e da quel momento Gedeone si trasforma. Comincerà a ricattare il suo capo, pretendendo delle quote azionarie e la direzione di un progetto parallelo all’azienda. Il suo status si trasformerà, il suo conto corrente si gonfierà, così come il suo corpo - che diventerà tonico grazie ad una cura chimica non senza controindicazioni. Gedeone diventerà poco a poco quel che Mister No era stato per lui, degenerando in una spirale di violenza, sadismo, deviazioni che poco alla volta gli riporteranno a galla vecchi e crudeli ricordi di un’infanzia difficile…
La figura di Gedeone ricorda a grandi linee quella del protagonista de Il lercio di Irvine Welsh, che conduce una doppia vita: da un lato è un poliziotto alla ricerca di un misterioso omicida, dall’altro è un uomo violento, alcolizzato e drogato, in sostanza un pazzo da legare. Il finale stesso di Non sfidarmi ricorda vagamente la circolarità di quel romanzo scozzese. Il romanzo di Giorgio Bisi ha buoni spunti e un buon plot, nel quale gli indizi di una buona conoscenza dell’ambiente della moda si vedono e si leggono a chiare lettere. Alcuni punti deboli - riguardanti più che altro lo stile a volte un po' grezzo - certi cliché e qualche caduta di tono tendono però a distrarre il lettore dal plot. Ovvero, la spiegazione di alcuni dettagli logici o soluzioni narrative andrebbe lasciata intendere e non esplicata in modo diretto, perché poi l’effetto ottenuto è quello di sollevare il lettore dalla storia per svelarne i trucchi, portandolo su di un piano diverso da quello del romanzo. E la meta-narrazione è un terreno scivoloso. Fortuna che le fobie di Gedeone, la sua doppia faccia, il suo lato perverso e violento attirano comunque l’attenzione, ti si insinuano dentro e suscitano curiosità - e la benemerita passione dell’autore per i b-movies e il cinema horror viene messa in bella mostra durante tutta la fase narrativa.