Letti

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Letti
Cinque brevi capitoli composti da taglienti e pervicaci dissertazioni sul rapporto che ogni persona, uomo o donna che sia, ha con il proprio letto e con il sonno in generale; in appendice c’è una sezione intitolata “Lettere dall’archivio di un lettofilo”, una raccolta di battute fulminee e fulminanti sul medesimo tema...
Letti (in originale Beds) è il primo libro di Groucho Marx. E’ il 1930 e Groucho, dopo il successo travolgente a Broadway, è appena passato alla settima arte, prima nel 1929 con “Il ladro di gioielli”, poi con “Animal Crackers”, al cui trionfo si deve la definitiva consacrazione dei fratelli Marx nel mondo del cinema. Il libro nasce sulla base di una serie di articoli apparsi sulla rivista “College Humor” ed è un totale fallimento. Fino al 1976 ebbe una sola tiratura (divenuta negli anni talmente rara che Groucho stesso dichiaro “non me la posso permettere neanch’io”), anno in cui venne finalmente ristampato. La passione per la lettura e di conseguenza per la scrittura (“Sarei diventato uno scrittore. Mi cucii delle toppe di cuoio sui gomiti delle giacche, rinunciai ai sigari per la pipa e cominciai a farcire i miei discorsi di parole come cacofonico e parentale”, dichiarò con la sua solita vena dissacrante ed autodemolitaria Groucho commentando questa sua nuova attività) nacque nel comico proprio per reazione ad una condizione di consapevole ignoranza che non lo voleva abbandonare; pentitosi di aver lasciato gli studi a soli dieci anni e sentendosi intellettualmente inferiore rispetto a molti suoi coetanei e colleghi, l’attore si gettò voracemente nei libri divenendo un lettore onnivoro. Iniziò successivamente a collaborare a diverse riviste (tra le quali “The New Yorker” e  “St. Louis Post Dispatch”), pubblicando di tanto in tanto articoli e contributi umoristici, caratterizzati dalla solita verve anarchica e colta che ne ha sempre contraddistinto la comicità. I tipi della Lindau, consci che il breve volume in questione sarebbe potuto essere inteso come un’estensione della comicità televisiva e cinematografica di Groucho e quindi essere acquistato solamente dai fan dell’attore, hanno compiuto un’operazione tanto banale quanto intelligente: affidando la postfazione del volume alla sagace penna di Franco La Polla (storico del cinema, professore all’Università di Bologna, nonché fine autore di volumi sul cinema classico hollywoodiano, recentemente scomparso), sono riusciti a legittimare la dissacrante figura di Groucho anche agli occhi dei neofiti di cotanta anarchia verbale. Con poche ma decise pennellate La Polla riesce infatti non solo a sintetizzare il Groucho-pensiero, ma anche ad incuriosire chi si trova anni luce lontano dalla comicità dei Fratelli Marx. Il libro diventa quindi anche una ghiottissima, nonché indolore (settanta paginette in tutto), occasione per avvicinarsi ad un mondo sconosciuto ai più giovani. Che successivamente sentiranno l’irrefrenabile impulso di gettarsi a capofitto su Groucho Marx, artista e comico a tutto tondo.