La donna d'oro
Caterina Morgantini
voto

Cognome e nome “importanti”, di quel genere che difficilmente si ricorda ed imprime nella mente dei contemporanei e nella memoria dei posteri: Tamara Rosalia Gurwik-Górska. A farla conoscere al mondo intero, infatti, fu uno pseudonimo forte come la roccia, firma a margine dei suoi quadri dalle tinte seducenti: Tamara de Lempicka. Un'identità fittizia, forse voluta quanto e più di quella originale data dal certificato di nascita, dietro la quale crebbero e maturarono due figure strettamente allacciate per la vita e alla vita, quella di una donna indipendente, libera, emancipata, affascinante, e l'altra, l'artista dalle pennellate corpose, robuste, magnetiche, vicina alla corrente dell'Art decò e approdata poi all'arte astratta. La Lempicka naque a Varsavia, nel 1898: dopo il suo primo viaggio in Italia con la nonna, agli albori del Novecento, e la scoperta dell'amore per l'arte, trascorse l'intera esistenza in un continuo spostamento fisico e spirituale, fatto di terre straniere, incontri, amori e passione totalizzante per ciò che rimarrà sempre il centro di tutto il suo essere, la pittura. L'epilogo di questa storia, vissuta in totale pienezza tra momenti “d'oro” e altri, cupi e sconsolati, fu scritta in Messico, nel 1980, e sparsa sotto forma di cenere sopra il vulcano Popocatepetl...
La donna d'oro di Cristina Babino, giovane autrice marchigiana divisa tra l'Italia e la Costa Azzurra, racconta l'avventura umana ed artistica della Lempicka traducendola, pagina dopo pagina, in versi compatti: una biografia romanzata, lontana in tutto e per tutto dalla noiosa precisione delle didascalie dei “nato-morto”, intrisa di date, nomi, luoghi, senza un filo comune a collegare momenti ed eventi. La Babino racconta con la precisione di chi ha letto e sa come la Lempicka trascorse la propria esistenza, con l'esattezza di chi ha studiato, annotato, ripreso e sfogliato cataloghi, documenti, senza per questo lavorare sotto il cono d'ombra della pedanteria, piuttosto con la penna partecipe e leggera, coinvolgendo il lettore e trascinandolo nella giostra di una scrittura lungamente lavorata e levigata, una parola dietro l'altra fino a formare la lunga collana degli anni vissuti dalla pittrice. La donna d'oro è la stessa Lempicka che, in prima persona, torna dal riposo perpetuo per raccontarci e raccontarsi: quello che stiamo ascoltando, attenti e partecipi, è la vita vera declinata a “storia”, affascinante come un frutto della fantasia ma reale e vera come pene e gioie da cui i quadri, con donne e uomini dai volti severi, presero origine. Un libro che si farà amare come puro testo narrativo e che, grazie all'appendice finale, una cronologia biografica e artistica, sarà apprezzato anche da tutti i cultori della pittrice nata Tamara Rosalia Gurwik-Górska, divenuta poi Lempicka.

Versione adatta alla stampa Send to friend PDF version