Oggetti smarriti
In un afoso giorno d'estate, un ragazzo occhialuto perlustra i marciapiedi del lungomare di una città tutta cemento, ferro e ruggine in cerca di tappi di bottiglia per la sua collezione. D'un tratto nota su una spiaggia vicina uno strano oggetto, una macchina grande come un silos ma più simile a una buffa pentola a pressione rossa, con parecchi tentacoli e due chele enormi che fuoriescono da buchi nella corazza metallica e in alto una ciminiera fumante. Incuriosito, il ragazzo si avvicina inoltrandosi tra gli ombrelloni. Nessuno sembra fare caso alla strana creatura, che se ne sta là come se non sapesse dove andare: dopo qualche ora diventa ovvio che si è smarrita. Il ragazzo inizia a girare la città con la macchina-creatura che lo segue come un cagnolino, alla ricerca di qualcuno che sappia qualcosa. Ma niente: neanche il suo migliore amico e i suoi genitori sanno come aiutarlo. Finché il ragazzo non nota uno strano annuncio sul giornale...
Un incubo steampunk, un mondo grigio e opprimente fatto di grigi casermoni di cemento senza finestre innervati da una ragnatela di tubi di ferro, valvole, raccordi, manometri, guarnizioni. treni gremiti di lavoratori lo percorrono senza sosta, e tutto avviene in un sorprendente silenzio. Ma in tanto ordinario grigiore ogni tanto c'è un'incongruenza, una macchia di colore, un'anomalia. Sono di solito bizzarri esseri biomeccanici (gli oggetti smarriti del titolo, che però sono esseri viventi, si badi bene, non oggetti inanimati) che vagano senza meta, con l'aria confusa - anche se cosa diavolo ci faccia capire che un aspirapolvere con le orecchie abbia un'aria confusa Dio solo lo sa. E quando uno di loro incappa in un adolescente in crisi esistenziale, allora quella che sembrava una fiaba surreale diventa una parabola sull'identità, sull'appartenenza, sulla solitudine. "Ho realizzato la storia in un paio di settimane, sul tavolo della cucina. La sceneggiatura originale era più lunga e dettagliata, e ambientata in una periferia simile a quella nella quale sono cresciuto. Solo successivamente l'ho modificata ambientando la storia in questo futuro retrò praticamente privo di esseri viventi tranne gli uomini", spiega Shaun Tan, illustratore australiano di origini asiatiche, sul suo sito internet. Le pagine sono prive di spazi vuoti, tutto è coperto da acrilico, pittura a olio e collage (perlopiù illustrazioni tecniche da "vecchi libri di Fisica e Ingegneria di papà, tappi di bottiglia e colla", recitano i crediti della graphic novel firmati dallo stesso autore), e questo eleva al cubo l'estetica post-industriale della vicenda, per non parlare delle finte pubblicità vintage utilizzate come parte essenziale della sceneggiatura vera e propria. La prima graphic novel interamente firmata da Shaun Tan ha ricevuto una Menzione d'Onore alla Bologna International Book Fair, ha vinto un Aurealis Award e uno Spectrum Award, ha ispirato un cortometraggio animato attualmente in fase di ultimazione per la Passion Pictures Australia ed è stata trasformata in uno spettacolo di marionette dalla compagnia Jigsaw Theatre. Nota per i lettori: il volume della Elliot contiene anche un'altra storia di Tan, una tenera e visionaria allegoria esistenziale intitolata "L'albero rosso". Beh, varrebbe da sola il prezzo di copertina.

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