Figure del desiderio
Mariagrazia Pelaia
Lucia Ravera
voto

Il binomio Italia-Bellezza accompagna il nostro Paese da sempre. L’arte, il clima, la musica, il cibo, il buon vino hanno contribuito a rafforzare questa opinione che persino i più severi osservatori stranieri hanno condiviso, pur non risparmiandoci caustiche critiche, ironiche boutade e facili etichettature. Una cosa che invece ha messo tutti d’accordo, superando i peggiori luoghi comuni è la beltà femminile. Le donne italiane, quanto a seduzione, non hanno rivali; battono persino le meraviglie algide del Nord Europa e le bambole made in USA. Non si tratta solamente di gusti e preferenze dettati dal momento o dalla moda; le nostre beltà hanno la prerogativa naturale di incarnare alla perfezione l’ideale femmineo. Il fascino mediterraneo dei colori della nostra terra, le forme generose dei corpi, i tratti armonici del viso su cui si accendono sguardi sensuali e rassicuranti sono le prime cifre che caratterizzano le italiche divine. Ma ad arricchire l’immaginario di tutti gli uomini del mondo entrano in gioco altri elementi che hanno a che fare con qualcosa di più articolato della semplice definizione del canone di bellezza. Le donne italiane dall’alba dei secoli sono le custodi elettive di valori irrinunciabili: sono forti e determinate, coraggiose e piene di fantasia, dolci e ammiccanti, calde amanti e premurose madri. Prima di tutto, non scordiamolo, madri. I costumi, la società, i media, la storia, la politica e la chiesa ne hanno plasmato differenti modelli di epoca in epoca, ma nel DNA di ciascuna hanno fatto resistere quei principi di vocazione muliebre-materna, che costituiscono l’archetipo degli archetipi da cui tutto ha avuto origine. La bellezza italiana a maggior ragione è un concetto che si lega indissolubilmente all’affermazione dell’identità femminile, che ha dovuto fare  (e fa tutt’ora) i conti con una serie di stereotipizzazioni che se da un lato hanno dato vita al capolavoro femmineo riconosciutoci in ogni angolo del globo, dall’altro hanno limitato l’espressione più vera e incondizionata delle donne...
In un viaggio che parte dal 1800 e arriva ai giorni nostri, l’autore di questo interessante saggio ripercorre le tappe della femminilità del Bel Paese attingendo da più fonti. Dalle rappresentazioni nell’arte alle interpretazioni nella letteratura, con una predilezione per le suggestioni del cinema  e i tormentoni delle pubblicità, Stephen Gundle, da tempo studioso della storia e della cultura italiane, rende onore alle figure del desiderio che hanno fatto sognare milioni di persone di ogni età (e sesso). Rivivono così tra le pagine di questo excursus documentato e illustrato i miti intramontabili delle contadine immortalate da scrittori come Stendhal o Manzoni, le primedonne osannate dalla belle époque e dal fascismo, le procaci eroine indimenticabili di registi come Fellini, le star della contestazione e della crisi della prima Repubblica… E scorrendo i volti della Lollobrigida, della Loren, fino alla Cucinotta e alla Bellucci scopriamo alcuni aspetti inediti o forse poco dibattuti della nostra cultura, fortemente permeata di figure femminili, emblema delle più antiche tradizioni nostrane. Di fronte  a questo trionfo dei sensi resta aperta una domanda: se a decidere la storia della bellezza fossero state le donne (escludendo perciò l’induzione di una visuale di matrice quasi esclusivamente patriarcale) siamo sicuri che avrebbero percorso la stessa strada?