L'anno nudo
L'anno nudo, primo romanzo di Boris Pil'njak, annoverato tra i sostenitori della Rivoluzione, è un testo di non facile lettura e, allo stesso tempo, estremamente affascinante. Pubblicato nel 1922, deve complessità e fascinazione alla medesima caratteristica: l'assenza, cioè, di una vera e propria trama, di un intreccio lineare della storia che accompagni il lettore dall'inizio alla fine. Più che sommare eventi e raccontare dettagliamente lo sfascio morale della famiglia Ordynin, L'anno nudo va oltre, creando atmosfere del tempo e del luogo, precipitandoci nel clima gelido, nella fame atavica, nella paura di una terra martoriata e divisa. Pil'njak evoca e suggerisce in modo preciso ma non didascalico ciò che sta avvenendo e sconvolgendo la Russia, dipingendo quadri suggestivi e spiazzanti con una scrittura secca, incisiva, essenziale. Uno stile, il suo, in cui sono frequenti rimandi e ripetizioni, il tramonto, l'alba, il gelo, il sangue, per dar vita ad un moto circolare di disperazione capace di scavare un posto nella mente, radicandosi nella memoria e trascinandoci in un passato reale eppure quasi mitico. In un continuo cambio di prospettiva non ci si sente smarriti, ma tenacemente avvinti al racconto di eventi epocali, descritti con straordinaria poeticità anche nei momenti più duri e crudi. Un libro forse incautamente troppo poco conosciuto, che merita di diritto un posto nella storia delle letteratura mondiale con il suo respiro ampio, e il passo solenne, deciso, delle grandi opere.
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