Piazza Fontana

Piazza Fontana
15 dicembre 1969, piazza del Duomo, Milano. Decine di migliaia di persone assistono attonite, in un silenzio gravido di dolore, ai funerali delle vittime della strage di piazza Fontana. Il 12 dicembre, un venerdì pomeriggio, qualcuno ha portato una borsa piena di esplosivo in una filiale della Banca Nazionale dell’Agricoltura e l’ha posizionata sotto un grande tavolo sul quale i clienti compilavano distinte o sedevano in attesa del loro turno allo sportello. La bomba è esplosa poco dopo le 16,35 e ha ucciso, mutilato, distrutto. Alla fine il bilancio è di 17 morti e 88 feriti. Il funzionario Zinni ricorda di essersi salvato per miracolo perché alle 16,30 è salito al piano superiore per una riunione.  Ma chi erano le vittime? Che storie si nascondono dietro alle cifre e ai nomi? E – tornando al 1969 - quali piste hanno seguito le indagini sin dalle prime ore dopo l’esplosione? La testimonianza-chiave appare sin da subito quella di un tassista, tale Cornelio Ronaldi, che asserisce di aver caricato sulla sua 600 Multipla un enigmatico personaggio e racconta una strana storia…
A quarant’anni di distanza, raccontare la giornata che ha dato il via alla cosiddetta ‘strategia della tensione’ (giornata fatale che nelle intenzioni  dei mandanti doveva essere ben più sanguinosa, dato che altre bombe dovevano seminare morte a Roma e Milano nelle stesse ore ma non ci riuscirono per puro caso) e per di più facendo affidamento su un mezzo espressivo ‘scivoloso’ come il fumetto è impresa assai ardua – anche se benemerita. Il target di una graphic novel come questa non può non essere costituito nella maggior parte da giovani cresciuti a pane e Romanzo criminale che per quanto interessati all’argomento non possono aver ben presenti la cronaca dei fatti, la situazione politica e sociale di allora, e non possono rendersi conto davvero della epocale differenza dei  mezzi di comunicazione e di conseguenza nella percezione dei fatti da parte dell’opinione pubblica. Consci – forse addirittura timorosi - della difficoltà del loro compito, Francesco Barilli e Matteo Fenoglio hanno affiancato la graphic novel vera e propria a una marea di materiale ‘accessorio’, che rafforza e approfondisce l’effetto epidermico dei disegni e dei balloon. Ecco allora la prefazione di Aldo Giannuli, ricercatore di Storia contemporanea presso l’Università degli studi di Milano e consulente delle Procure di mezza Italia per le inchieste sulle stragi, i versi tratti da “Patmos”, una delle liriche più struggenti della silloge Trasumanar e organizzar scritta di getto dopo la strage da Pier Paolo Pasolini - tagliati, modificati e integrati con tenera incoscienza dallo sceneggiatore Francesco Barilli – che fanno da contrappunto alla narrazione, quasi come recitati da un coro di tragedia greca, ecco le approfonditissime note alla sceneggiatura che in appendice punto per punto emendano incongruenze, sintesi e semplificazioni inevitabili in una graphic novel alle prese con una vicenda (anche giudiziaria) così articolata e complessa – vicenda ben riassunta in una necessaria cronistoria che va dal 15 aprile 1969 (bomba nello studio del Rettore dell’Università di Padova) al 3 maggio 2005 (sentenza della Cassazione), ecco uno scritto dell’avvocato di parte civile per i familiari delle vittime della strage Federico Sinicato che tenta di individuare una coerenza e trarre una lezione dalle varie sentenze succedutesi negli anni, ecco infine un’intervista a Fortunato Zinni, Francesca e Paolo Dendena, Carlo Arnoldi, il primo funzionario della Banca Nazionale dell’Agricoltura all’epoca dei fatti  e ora sindaco di Bresso (MI), gli altri figli di due vittime dell’attentato.  Se l’operazione guadagna in precisione e autorevolezza da questo imponente apparato documentale forse ne perde qualcosa in forza, in agilità, in impatto emozionale.  Ma il sapore da orazione civile resiste, la rabbia è integra anche se sotterranea, i brividi non smettono di correre lungo la schiena.

 

 

 

 
 
 
 
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