La mano di Fatima

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La mano di Fatima
Dicembre 1568. Nella regione spagnola delle Alpujarras la vita della comunità dei moriscos - i contadini musulmani convertiti al Cristianesimo a forza dopo la Reconquista di quasi un secolo prima - scorre come sempre tra ordinarie vessazioni e crudeltà da parte dei cristiani: tasse pesanti, messe obbligatorie, stupri, insulti. Nel paesino di Juveniles vive Hernando, un quattordicenne taciturno dagli occhi chiari soprannominato con disprezzo 'il nazareno' perché nato da una violenza carnale perpetrata ai danni di sua madre Aisha da un prete cristiano. Il patrigno Brahim – che ha inventato un ingegnoso sistema per eludere il fisco cristiano – non si fida di lui, lo tollera a malapena, gli impedisce di dormire con i fratellastri e le sorellastre in casa e ne sfrutta il lavoro impiegandolo come mulattiere, la madre soffre in silenzio. L'unico che lo tratta con rispetto è Hamid, il faqih (giureconsulto) del villaggio, che ogni giorno insegna ad Hernando le leggi e le preghiere islamiche. Quando nella regione scoppia la rivolta dei musulmani contro le angherie cristiane, è proprio Hamid a intercedere per il ragazzo che qualcuno vorrebbe scannare senza troppi complimenti: ma per dimostrarsi leale alla causa dell'Islam Hernando deve rendersi complice di stragi e violenze, e non può nemmeno protestare di fronte al barbaro assassinio di un bambino, il fratello piccolo di Isabel, una bella ragazza cattolica che colpisce Hernando nel profondo. E mentre la battaglia con gli eserciti cristiani si avvicina, Ubaid, un vile mulattiere senza scrupoli, prende a odiare il ragazzo e giura di farlo fuori alla prima occasione...
Tre anni e quattro milioni di copie dopo La cattedrale del mare, torna Ildefonso Falcones con un feuilleton di 900 e rotte pagine che ha sullo sfondo uno dei periodi più bui della storia spagnola, la cosiddetta 'cacciata dei moriscos' del XVI secolo. I musulmani spagnoli, ai quali dopo la cacciata degli arabi dalla penisola iberica erano state promesse condizioni di vita del tutto normali e che invece ben presto si erano trovati ad affrontare una dura esistenza fatta di vessazioni e razzismo, finirono per ribellarsi e la guerra civile – perché di questo si trattò – che ne seguì fu sanguinosa e crudele. Falcones questa guerra ce la racconta dall'interno, grazie a un protagonista che per sua stessa natura è a cavallo tra i due mondi perché metà cristiano metà musulmano, e che vive questa sua peculiare condizione al tempo stesso come una lacerazione e come una ricchezza. Il messaggio di tolleranza che Hernando incarna però ha ben poco di retorico, perché inserito in un plot picaresco e avvincente che ha il sapore dei romanzi d'avventura di una volta, denso com'è di battaglie, morte, amori (la candida Isabel o la conturbante Fatima? Come il protagonista, tenderei a ritardare più possibile la scelta), personaggi genuinamente malvagi e altri capaci di commoventi slanci di generosità, il tutto sullo sfondo di un Spagna splendida, ruggente di suoni e colori. Una lunghezza un po' eccessiva e lo stile che certo non regala sorprese dal punto di vista letterario impediscono di gridare al capolavoro, ma La mano di Fatima è un'esperienza sensoriale che non si dimentica.

Leggi l'intervista a Ildefonso Falcones