Cercasi casa editrice virtuosa, astenersi perditempo

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Interessante provocazione della Rete dei Redattori Precari, l'organizzazione che da Milano sta coagulando attorno a sé tantissimi redattori professionisti - e in larga parte precari - insoddisfatti dell'andazzo del mondo editoriale italiano.
"La Rete dei Redattori Precari si è messa in testa di stanare le case editrici davvero virtuose. Esisteranno in Italia? L’impresa è ardua, non ce lo nascondiamo, ma forse, attraverso il tam tam su Internet o bussando alle varie porte e parlando direttamente con gli editori, qualcosa di decente può saltare fuori. Del resto la speranza – anche per chi come noi vede assottigliarsi sempre di più diritti e compensi e da un giorno all’altro può ritrovarsi senza lavoro (tutta colpa della crisi?!) – è l’ultima a morire. Con questo spirito vagamente naïf, un po’ alla Diogene forse, ma con una buona dose di sana rabbia precaria, sabato 12 dicembre ci siamo presentati al “Salone della piccola e media editoria indipendente” di Milano per distribuire in anteprima il nostro volantinoCercasi casa editrice davvero virtuosa. Nell’occasione abbiamo scambiato due chiacchiere con alcuni degli espositori. Dato il contesto – piccoli editori indipendenti che a loro volta fanno fatica a stare sul mercato e a sopravvivere alla concorrenza spietata delle grandi case editrici – non è che ci potessimo aspettare chissà quale riscontro; tuttavia, oltre ad alcuni “furbetti” del tutto indifferenti alle condizioni di lavoro e sfruttamento dei collaboratori redazionali interni ed esterni, abbiamo trovato anche piccole realtà editoriali che si sono dette sensibili al problema e che, almeno a parole, ci hanno assicurato di essere “virtuose”. Vedremo".
 
Ma cosa intendono i ragazzi della Rete dei Redattori Precari per casa editrice virtuosa? Come è scritto con altre parole sul volantino, considerano virtuose quelle aziende che:
•non si avvalgono delle prestazioni di finti collaboratori a progetto o di liberi professionisti monocommittenti che in realtà sono dipendenti a tutti gli effetti ma spogliati dei diritti dei loro colleghi più “garantiti”;
•garantiscono a chi collabora da esterno un trattamento economico equo, scadenze di pagamento ragionevoli, ritmi lavorativi umani e non da bestie da soma come è la norma nel nostro settore;
•attivano stage che prevedono una vera formazione sul campo e sono finalizzati all’inserimento professionale senza abusare di questo strumento per coprire buchi e mandare avanti l’attività a costo zero;
•non chiedono ai loro autori di pubblicare a pagamento, ma fanno della qualità di un’opera la loro, se non unica, almeno fondamentale discriminante di valore.
 
"Tutto questo non è utopia in un mercato del lavoro dove si esternalizza e si precarizza sempre di più e la dignità dei lavoratori è diventata un optional? In un Paese dove la cultura, la formazione e la conoscenza sembrano non interessare più a nessuno e men che meno a chi detiene i cordoni della borsa e le leve delle scelte politiche? Forse. Ma noi nel nostro piccolo, con lucidità e determinazione, continueremo ad avanzare le nostre sacrosante richieste aspettandoci dalle controparti risposte chiare e concrete. Il volantinaggio del 12 dicembre è stato solo un primo passo in questa direzione. Che le case editrici davvero virtuose, se esistono, si facciano avanti!"