Demolizioni

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Demolizioni

Se è innegabile che il capitalismo sfrenato delle ultime decadi abbia comportato danni più che rilevanti al nostro pianeta, potrebbe sorprendervi la tesi che identifica le associazioni ambientaliste come l’ultimo e imponente bastione di difesa eretto dal capitalismo stesso. I fondi mondiali per la natura e le varie “leghe per l’ambiente”, sotto i loro fini ecologici nasconderebbero infatti la volontà di prolungare pressoché all’infinito la nostra condizione di schiavi-lavoratori. Scopo dell’ambientalismo sarebbe quello di eliminare le forme più macroscopicamente imperfette del capitalismo, affinché esso non imploda sotto il peso delle sue stesse contraddizioni, ma lasciando essenzialmente immutato il cuore del sistema, ovvero quel meccanismo che si basa da secoli su gerarchia, lavoro e specializzazione. Il perno di questo ragionamento si regge nell’assunto socio-antropologico che vede nel dualismo natura-cultura una opposizione tra forze necessariamente divergenti. In realtà non è la cultura umana ad avere aggredito nei secoli gli equilibri naturali. Ciò che l’agire umano ha determinato e determina è una ricombinazione degli elementi naturali, che sicuramente risulta svantaggiosa per le specie viventi e per l’uomo stesso, ma che va letta e interpretata in un contesto cosmico molto più ampio di quello legato esclusivamente al pianeta terra. Sarà proprio l’ira degli elementi naturali a distruggere ben presto le fragili infrastrutture che reggono le basi dell’economia mondiale. L’imminente Catastrofe, insomma, avrà la rilevanza di una vera e propria Giustizia Cosmica, una tabula rasa, un anno zero da cui ripartire. Lo psicogeografo è il tipo umano che si troverà a riorganizzare il nuovo sistema sociale, un individuo che, spazzati via gli ultimi rimasugli di capitalismo, potrà risvegliarsi dallo stato di auto-repressione e auto-ipnosi a cui l’uomo contemporaneo sembra condannato. Una umanità lucida, mentalmente e fisicamente sana, non sarà più asservita alle elite dominanti. I disastri prossimi venturi distruggeranno proprio i nodi che tengono insieme questo sistema oppressivo…
Marco Boni scrive un piccolo pamphlet dal sapore chiaramente provocatorio, eppure, al di là dei toni iperbolici e apocalittici, usati più per colpire e impressionare il lettore che per esporre una tesi programmatica e alternativa, non si può non cogliere almeno un aspetto interessante: cercare di essere il più possibile critici rispetto alle informazioni che ci arrivano dai mass media gestiti dal potere, politico o economico non fa differenza. Imparare a non farci cogliere dal panico leggendo i paginoni dei quotidiani che annunciano devastazioni climatiche; tornare ad avere un rapporto più vero e diretto con la natura, osservare con i nostri occhi l’ambiente che ci circonda, apprezzare ogni evento naturale. In questo modo non ci sentiremo più né spaventati né inadeguati e soprattutto ci sentiremo a nostro a agio nella natura e nel mondo. Un monologo veemente contro le associazioni ambientaliste, si rivela alla fine un inno al rapporto individuale che ognuno di noi dovrebbe sviluppare con l’ambiente.