“Devi assolutamente fare qualcosa per questa schiena. È un pezzo che ti dico di andare in piscina”. “Sì. È vero... ci andrò...” “SÌ, MA STAVOLTA VACCI DAVVERO”. Così, dopo numerose insistenze del suo fisioterapista, per correggere la sua scoliosi un giovane inizia il suo assiduo appuntamento con la piscina. Piano piano scopre il micro-mondo verdastro e bianco della piscina, gli spogliatoi ed una variegata umanità. Riprende confidenza con l'acqua, con la tranquillizzante ripetitività dello scorrere del soffitto durante le bracciate a dorso e con tutti i giochetti buffi che si fanno in piscina per ammazzare la noia. È qui che la conoscerà: si vede che è stata una campionessa. Comincia così questa la frequentazione strana, assidua e acquatica di questa coppia, il mercoledì. Un'amicizia sempre più complice e intima, silenziosa, fatta di detto, non detto, detto sott'acqua...
Il gusto del cloro è un racconto in semi-apnea sulla vita sociale e sentimentale che può scaturire in una piscina: corpi seminudi che si incontrano e frequentano in acqua. Ma è anche una delicata e tenera storia d'amore, raccontata lentamente, con cadenza regolare (con i tempi di una vasca), affinché ci sia il modo per descrivere il nascere e lo svilupparsi delle emozioni che nascono dall'incontro, intervallate, ma anche sorrette, da lunghi silenzi e stancanti nuotate. È anche una storia ipnotica per i colori e gli odori, il gusto del cloro sostanzialmente. Un susseguirsi di tavole semplici, curate nei dettagli, nel disegno, nei silenzi, nelle inquadrature e nel ponderato ed efficace l'uso della prospettiva, così come delle deformazioni che l'acqua opera sul corpo (con il colore che copre i bordi delle matite). Bastien Vivès ha 25 anni (classe 1984) ed è già un grande. È bravo. Il gusto del cloro, la sua prima cosa tradotta in Italia, si è meritata ben tre premi (il “Ballon Rouge” a Saint Malo, il Premio Internazionale della città di Ginevra e il premio come “Rivelazione” al Festival di Angoûleme del 2009).
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