Digestione del personale
Nel suo romanzo d'esordio, Paolo Cacciolati utilizza un linguaggio ironico e sarcastico per descrivere le perversioni e le manie che qualificano i professionisti del mondo aziendale, le caratteristiche caricaturali delle figure che lo attraversano, dagli imprenditori ai manager, dai consulenti agli agenti: “una sorta di biografia del mondo aziendale e dei suoi lati più grotteschi”, lo definisce lo stesso autore in un'intervista. È subito chiaro che Cacciolati questo mondo lo conosce da vicino. E non risparmia le critiche, rivelandone le degenerazioni: Mirco Michichi, è un consulente senza scrupoli, ossessionato dalla mania della crescita professionale, infarcito di retorica, incapace di legami sentimentali ed emotivi. Ma anche una vittima di se stesso. Un “non-eroe”, lo definisce Cacciolati in un'altra intervista. La narrazione non si inquadra facilmente in un genere prestabilito: a volte si ha l'impressione di leggere un noir, altre un thriller. Come in un diario, il racconto avviene in prima persona e il tempo della narrazione è intercalato a quello della storia. Ma il primo scorre molto lentamente e ogni capitolo scandisce il ticchettio dell'orologio dal polso del protagonista. Fino all'epilogo finale raccontato in terza persona: ora scompaiono il ticchettio e i rumori che finora hanno scandito il tempo e nel silenzio ci viene svelato il processo mentale che ha portato fin qui Mirco Michichi.
Leggi l'intervista a Paolo Cacciolati
acquista:

Isabella Rossellini vi consiglia: 



