Digestione del personale

Versione adatta alla stampaSend to friendPDF version Share this
due
Digestione del personale
Mirco Michichi è un consulente aziendale esperto in Gestione delle risorse umane. Alle 19.24 del 28 ottobre 2008 si trova all'ottavo piano del “cubone” che ospita l'Elektracar, l'azienda commerciale per cui, esattamente un anno prima, ha cominciato a lavorare. In quel periodo Ivanoe Randelli, amministratore dell'azienda, è stato chiaro nel definire la mission: “dobbiamo scrostare i cervelli dei nostri venditori dal calcare della staticità”. Da qui nasce il corso “Generatori di entusiasmo” di Michichi, che vuole diventi il progetto motore dell'attività della OrSo, la sua società di consulenza. Ma a Randelli non basta il programma di formazione, vuole che il consulente segua il lavoro del venditore Marino Rinero, spiando la sua attività, strappando informazioni dalle sue conversazioni al Foxi Bar con Giovanni Battista Mollo, uno dei venditori più anziani dell'azienda, in modo da ottenere indicazioni sulle “teste da tagliare”. A un anno di distanza, Mirco Michichi si trova all'ultimo piano dell'Elektracar, aspettando che qualcuno venga a prendere il cadavere riverso nel corridoio...
Nel suo romanzo d'esordio, Paolo Cacciolati utilizza un linguaggio ironico e sarcastico per descrivere le perversioni e le manie che qualificano i professionisti del mondo aziendale,  le caratteristiche caricaturali delle figure che lo attraversano, dagli imprenditori ai manager, dai consulenti agli agenti: “una sorta di biografia del mondo aziendale e dei suoi lati più grotteschi”, lo definisce lo stesso autore in un'intervista. È subito chiaro che Cacciolati questo mondo lo conosce da vicino. E non risparmia le critiche, rivelandone le degenerazioni: Mirco Michichi, è un consulente senza scrupoli, ossessionato dalla mania della crescita professionale, infarcito di retorica, incapace di legami sentimentali ed emotivi. Ma anche una vittima di se stesso. Un “non-eroe”, lo definisce Cacciolati in un'altra intervista. La narrazione non si inquadra facilmente in un genere prestabilito: a volte si ha l'impressione di leggere un noir, altre un thriller. Come in un diario, il racconto avviene in prima persona e il tempo della narrazione è intercalato a quello della storia. Ma il primo scorre molto lentamente e ogni capitolo scandisce il ticchettio dell'orologio dal polso del protagonista. Fino all'epilogo finale raccontato in terza persona: ora scompaiono il ticchettio e i rumori che finora hanno scandito il tempo e nel silenzio ci viene svelato il processo mentale che ha portato fin qui Mirco Michichi.

Leggi l'intervista a Paolo Cacciolati