Il contrario di tutto
Ricordate il professor Keating de "L'attimo fuggente", che invitava a strappar pagine ai libri salendo sui banchi? Vi dice nulla Vivaldi, docente di italiano e storia con il volto di Silvio Orlando ne "La scuola" di Paolo Virzì? E Marcello D'Orta, amorevole curatore dei temi scritti dai suoi bambini campani che "speravano di cavarsela"? Ecco, se li avete bene a mente dimenticateli in fretta, perché Antonino, trentacinquenne professore di italiano in un liceo scientifico di Roma, è quanto di più diverso si possa immaginare: svogliato, cinico, sfrontato, borioso, ha un coinquilino che odia e vede nei ragazzi cui insegna solo l'agognato traguardo della pagnotta a fine mese. Da ottenere, però, dopo aver trescato con Priscilla, la più bella della classe (e con la di lei mamma), dopo essersi innamorato di Flavia, dall'intelligenza fresca e pulita, e aver fatto quasi rischiare la vita ad Aurelio, capro espiatorio dei suoi compagni. Eppure, anche per uno così c'è possibilità di riscatto: quello doloroso che gli permetterà di vedere dentro, e non oltre, gli occhi che riprenderanno a fissarlo curiosi all'inizio di un nuovo, normale e straordinario anno scolastico. Perché con un po' di coraggio e nessuna furbizia nulla è perduto davvero, se stessi come ciò che di buono si è ancora capaci di fare...
Non poteva che intitolarsi così, Il contrario di tutto, l'esordio di Gianluca Wayne Palazzo, autore per diverse case di produzione cinematografiche e alcune fiction RAI: il contrario di ciò che ci si aspetterebbe di trovare in un romanzo breve sulla scuola. Messi da parte buonismo e precariato, accantonate le belle storie di resistenza e docenti impegnati ad arginare la corruzione della società, Palazzo ci racconta con humor nero, nerissimo, una particolare vicenda di formazione dove si procede senza esclusione di colpi (bassi) da una parte e dall'altra della cattedra, in cui a crescere sono più gli "adulti", insegnanti e genitori, che gli adolescenti, guidati da chi pare aver rotto la bussola. Una storia amara, in cui i protagonisti provano a raccontarsi bugie in cui non credono più, con la lucida serietà di chi sa di aver già scoperto ogni carta (sì, anche i più giovani): dove solo qualche anima solitaria coltiva ancora un orto di purezza. Il contrario di tutto ha il ritmo incalzante di una fiction, uno stile asciutto e diretto a rispecchiare lo stato d'animo grigio e frustrato di Antonino: Palazzo riesce a dar vita ad un affresco per nulla convenzionale su quello che è il mondo dell'istruzione, conoscendo e destreggiandosi nelle dinamiche della narrazione, abile a non inciampare nei soliti cliché di genere (di questo genere, tutto missione, sacrificio e passione per il bene delle nuove generazioni). Un racconto fatto di vicende intime dove lo sfondo sociale delle contestazioni e della "catastrofe scuola" sembrano non esistere, capace di reggere fino alla fine senza scivolare nelle paludi della noia. Da leggere quando non si ha voglia di piangere. Al massimo di sorridere: molto, molto amaro.

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